Il compito che ci attende

In questi tempi difficili, nei quali ogni giorno ci raggiungono echi di odio e immagini di morte, credo che ci attenda un unico grande compito: vivere in pienezza, operare per il bene alla luce del sole, stringerci un po’ di più alle persone che amiamo, sorridere agli sconosciuti, non dimenticarci dei deboli e dei più piccoli.

Diffondere amore, e coltivare la speranza, per aiutare il futuro a sbocciare.

fiore tra le pietre

Promemoria

Regalarsi ogni giorno un po’ di bellezza.
Coltivare relazioni nutrienti per la nostra anima.
Mettere sempre amore in ciò che facciamo.
Lasciar andare le negatività in cui ci siamo imbattuti.
Accogliere la Vita come un’avventura meravigliosa.
Osare il nuovo, guardando il mondo con occhi bambini.
Impegnarsi a lasciare una traccia luminosa dietro di noi.

Perché la Vita è una collana fatta di migliaia di giorni. Ciascuno, unico e irripetibile.
Proprio come ciascuno di noi: un pensiero unico e irripetibile che Dio non rifarà più, come diceva padre Giovanni Vannucci.

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Amore: cio’ che resta

In questo mondo di matti

DIstrazione

Oggi, ho iniziato la giornata riascoltando l’omelia della notte di Natale di don Luigi Verdi.

Mi colpivano tanti accenti, perché Gigi sa davvero leggere il cuore delle persone. Un pensiero, più di altri: “Io, in questo mondo di matti, salverei solo due cose: i bambini e gli innamorati. Il resto si fa pietà tutti, ma i bambini e gli innamorati li salverei“.

Perché ci si affanna tutti, si vive da matti, si mastica e si sputa. Si continua a camminare e a sperare. E alla fine, solo l’Amore resta: i mille fili annodati, gli incontri, le relazioni, i momenti che ci hanno segnati, i sogni condivisi. L’amore ricevuto e quello donato.

La vera sfida

Viviamo tempi complicati. Giornate dense d’impegni. Zeppe di stimoli. Con troppe ansie e paure a far capolino, sempre in agguato. E il corpo, esausto, a implorare un po’ di tregua. Qualche spazio di quiete, prima di sprofondare in sonni spesso agitati.

Ci dibattiamo nel quotidiano, come in una rete a strascico. Con la sensazione che la vita ci sfugga di mano. Che altre forze vincano la nostra fragile volontà, e ci conducano Altrove. Lontani dalla nostra anima.

Facciamo del nostro meglio per tener botta. A volte, traversando le ore come uno slalom speciale: concentrati e determinati, attenti a ogni snodo, a ogni possibile ostacolo. In altri momenti, provando a rinviare, fuggendo gli impegni non essenziali, barricandoci dentro casa. Alla disperata ricerca di un’oasi di quiete, di un volto amico che ci sorrida. Di una carezza che spiani almeno una ruga.

Una vita più semplice, vorremmo. Più leggera. Capace di farsi portare dal vento, di prendere ogni giorno come un dono, ogni incontro come un’occasione speciale: più tempo, più tempo buono, più senso in ogni momento. Per non dover prendere commiato dalla Vita carichi di rabbia, o di rimpianti.

Pensavo a questo, l’altra sera, mentre riascoltavo Gigi, don Luigi Verdi, che parlava di questo tempo, e di come provare a passare dall’ira alla mitezza. Ascoltavo la sua voce calda, la passione con cui sceglie di donarsi totalmente, senza misura. Mentre invita alla semplicità, alla tenerezza, ad abbandonare una vita “da manicomio”, per sceglierne una più nuda, più autentica.

Icona di Gesù - Pieve di RomenaEcco, forse la vera sfida sta proprio qui: nell’avere il coraggio di lasciar andare i troppi stimoli che ci strappano tempo ed energie. Nel coltivare relazioni autentiche, svestite di ruoli aspettative giudizi, e intrise di accoglienza tenerezza umanità. Nel saper scegliere – ogni giorno, ogni giorno! – di abitare la vita, senza fughe né rimpianti. Grati per la sinfonia che riempie l’Universo, e che ci chiama a tornare a danzare, e poi di nuovo a riposare. Daccapo, a ogni alba, a ogni tramonto. Perché è stato un giorno unico, consumato, degno di essere vissuto.

E ricordando un pensiero di padre Giovanni Vannucci. Che dovremmo incorniciare sopra l’uscio di casa. Monito per noi che l’abitiamo. E benvenuto per chi incrocerà la sua traiettoria di vita con la nostra:

Il nostro guaio è che siamo immersi nell’Amore,
e non ce ne rendiamo conto.

Ci impegniamo – don Primo Mazzolari

Ci impegniamo noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.

Ci impegniamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.

Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perche altri non s’impegna.

Ci impegniamo
perche non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.

Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.

Si vive una sola volta
e non vogliamo essere “giocati”.
in nome di nessun piccolo interesse.

Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.

Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.

Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiche dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.

Ci impegniamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)

Famiglie in cammino (da http://www.carlolazzeroni-blog.it)

Io non so – Rabindranath Tagore

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.

Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.

Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro…
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.

Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.

Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.

(Rabindranath Tagore)

(foto di Maria Laura Caselli)

Alba sul mare (foto di Maria Laura Caselli)

Un venticello leggero

Gratitudine. E’ il primo pensiero, la prima emozione dopo un bellissimo Tempo di Fraternità, a Romena. Fitto d’incontri, di volti, di storie. Impossibili da elencare: vanno dalla A di Alessandro alla V di Veronica, passando per gli occhi blu pieni di stupore di Eliel, che ha guidato senza incertezze i miei passi e quelli di mamma Elisa in una notte di luna piena e di fiducia.

Gratitudine per Gigi, don Luigi Verdi, che ci ha regalato infinite suggestioni e forza di Parola ogni mattina, e che si dona ogni giorno – senza misura! – fedele alla sua chiamata, sulle orme di don Tonino Bello. Per Giorgio, fra Giorgio Bonati, un figlio di San Francesco che coltiva la bellezza e la semplicità, le favole sagge condite di buona musica, la tenerezza e la forza. Per Massimo Orlandi, memoria storica di Romena e tessitore d’incontri e di racconti, con il sorriso e lo stupore che solo le persone con un cuore bambino ti sanno trasmettere. E per tutte le persone che rendono la Fraternità di Romena un luogo speciale, una perla preziosa incastonata nel verde del Casentino, terra di spiritualità millenaria.

Romena - la Pieve

Difficilissimo rendere a parole le emozioni, forse ci riesce solo la poesia. Non raccontabili i volti, i silenzi, i sorrisi. Le parole appena accennate, l’urgenza di raccontarsi, il desiderio di condivisione. La sete di amore, di relazioni autentiche, di bellezza. Che Romena appaga, in profondità. Fino a far restare le persone più giorni di quelli previsti. O a farle ritornare appena possibile. Perché ha porte aperte, una regia discreta defilata minimale, che lascia di stucco i fan della dea Efficienza, e commuove i pellegrini inquieti e le anime volatili: porte aperte ovunque, nessuno a chiedere conto di appartenenze e destinazioni, libertà di andare e di venire, di sostare anche solo per una notte. Come si conviene a ogni porto. Un porto di terra, in questo caso.

Mi domando spesso quale sia il segreto di Romena e dell’atmosfera che vi si respira. Potrebbe dipendere dall’esperienza di ventidue anni di fraternità, e dalla capacità di affinare sempre più uno stile, levando tutto ciò che è superfluo e ispirandosi alla semplice bellezza della Pieve romanica. Potrebbe essere l’energia di tutti i pellegrini che vi hanno sostato, in quasi novecento anni di storia, come sostiene qualcuno: un’ipotesi che mi affascina e che ha un fondamento certo. Qualcun altro se la cava con l’ipotesi più scontata: Romena è un luogo che unisce semplicità e bellezza, è pieno di suggestioni, e con un po’ di fortuna si riesce pure a strappare un colloquio a Gigi, don Luigi, sicché…

In realtà, credo che il motivo più bello per andare a Romena, Romena - l'interno della Pieve trovarcisi bene e volerci tornare sia quello citato da Massimo Orlandi, un lunedì pomeriggio: la bellezza di tante persone e di tante storie che arrivano da ogni parte, scelgono di aprirsi, di mettersi in gioco, d’intrecciarsi. Provando a non giudicare, lasciando andare il timore di sentirsi giudicate. Scegliendo l’autenticità, la semplicità. L’incontro con altri viandanti. Con la quieta bellezza di cui è adorna la Pieve. Fatta di stile romanico, icone, musiche meditative, cinguettii di rondini, stuoie di cocco: un’energia semplice e potente al tempo stesso, che si avverte subito, appena varcato il portale, sempre aperto.

Romena è tutto questo e molto altro. Il Tempo di Fraternità è un modo semplice per sperimentare i ritmi dei monaci – lavoro preghiera condivisione fraternità – e per scoprire che relazioni autentiche sono possibili, ancora oggi. Che la vita diventa densa ricca saporita, quando viene alleggerita dei ritmi da manicomio, dei troppi stimoli inutili, delle paure oppressive e del bisogno di essere all’altezza. In fondo, scoprire che si può semplicemente essere sé stessi, condividere pezzetti di strada con altre persone, specchiarsi negli occhi di un altro me stesso è tanta roba. Con un sapore inconfondibile, speciale. Umano e divino.

Abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento

Liberarsi del bisogno di sentirsi approvati.
Scegliere l’autenticità, la semplicità, la tenerezza.
Guardare il mondo con stupore di occhi bambini.
Non smettere di cercare, e d’imparare cose nuove.
Consumare ogni giornata, fino in fondo.
Ringraziare per ogni piccolo miracolo.
Amare, senza misura.

Il vero valore

Un professore mostra un biglietto da 20 € e chiede ai suoi studenti: “Chi vuole questa banconota?” Tutte le mani si alzano.
Allora comincia a sgualcire la banconota e poi chiede di nuovo: “La volete ancora?” Le mani si alzano di nuovo.
Getta per terra la banconota sgualcita, la pesta con i piedi e chiede: “La volete sempre?” Tutte le mani si rialzano.
Quindi dice: “Avete appena avuto una dimostrazione pratica! Importa poco ciò che faccio con questa banconota: la volete sempre, perché il suo valore non è cambiato. Vale sempre 20 €.
Molte volte nella vostra vita, sarete sgualciti, rigettati dalle persone e dagli avvenimenti. Avrete l’impressione di non valere più niente, ma il vostro valore non sarà cambiato agli occhi delle persone che vi amano davvero. Anche nei giorni in cui sentiamo di valere meno di un centesimo, il nostro vero valore è rimasto lo stesso.”

20euro

Cambiare

Ogni tanto, ripenso a quanto sono cambiato negli ultimi quattro anni. Non fisicamente, al massimo c’è qualche capello in meno e qualche ruga in più. Nemmeno le mie convinzioni di fondo sono tanto diverse: credo nel buon Dio, tifo Inter. Tutto come sempre.

Piuttosto, in questi anni ho iniziato a vedere la vita in maniera molto diversa. Una serie di avvenimenti e di incontri mi han fatto uscire dal rassicurante tran-tran delle mie certezze. Ho iniziato, consapevolmente, a “perdere il controllo” della mia vita. Pian piano, ho smesso di arrabbiarmi per tutti gli imprevisti, gli ostacoli, le interruzioni dei Miei Ponderati Progetti.

Ripenso spesso a una frase di Luigi Verdi, che ho ascoltato più volte in questi pochi anni: “Quando siamo totalmente presi da un progetto, dalla mèta che vogliamo raggiungere, non ci accorgiamo più di quel che accade attorno a noi. Viviamo ogni imprevisto, ogni incontro come un ostacolo, una perdita di tempo, un inciampo che ci separa dal raggiungimento del nostro obiettivo. Che sta sempre là, fisso di fronte a noi. E così facendo, non ci accorgiamo di tutte le buone occasioni che perdiamo, di tutti gli incontri che ci attendono, di tutte le possibilità che si aprono, se solo le sappiamo scorgere: smettendo di guardare lontano, di fronte a noi, dove sta la nostra meta, e guardando invece a cosa ci sta accadendo. Proprio adesso.”
La frase è più o meno questa, sto andando a memoria, ma il senso è sicuramente quello.

Ecco, per me questa è stata una scoperta liberante: comprendere che ogni giorno è un dono, nuovo di zecca, colmo di sorprese e di incontri. Di volti amici e di sorrisi sconosciuti. Di gentilezze inattese, di semi di bellezza da scambiare.
Il mio temperamento, noto per l’efficienza e la ferrea razionalità, si è pian piano aperto all’Inatteso. Alla meraviglia e allo stupore. Ai gesti invisibili di tante sconosciute formichine, che donano il meglio che hanno. Gratuitamente, a tempo perso. Con passione e con amore, senza sperare in ricompense, ma per il piacere di fare la propria parte. Anche se il mondo è malato.

Ho capito, e capisco sempre meglio quanto sia diabolica la fretta. Quanti guai accadono perché siamo troppo pigiati nelle nostre giornate. Presi dal fare, dal raggiungimento degli obiettivi. Dalle liste da spuntare. Dall’incalzare dei promemoria e degli appuntamenti. Eternamente di corsa, felicemente trasportati dall’Alta Velocità. E dimentichi di essere: presenti, consapevoli, attenti. Empatici verso il dolore e le mute richieste di aiuto. Verso un volto sconosciuto, che d’improvviso incrocia la nostra strada. Traiettorie di esistenze che si sfiorano, potrebbero forse toccarsi. Rimanere cambiate per sempre, oppure proseguire. Intatte, o forse incompiute.

Bisogna tornare un po’ bambini, per riscoprire la Bellezza e il Mistero della vita. Bambini incantati davanti al mare. Felici di rotolarsi in un prato, di correre a perdifiato fino in cima alla collina. Di scoprire la vita che brulica di gracidii in uno stagno, mentre lì vicino altre vite sfrecciano in lamiere lucidissime, guidate da infallibili bip del GPS.

Gentilezza bellezza