Io non so – Rabindranath Tagore

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.

Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.

Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro…
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.

Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.

Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.

(Rabindranath Tagore)

(foto di Maria Laura Caselli)

Alba sul mare (foto di Maria Laura Caselli)

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Io non ho bisogno di denaro – Alda Merini

Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

Flower Dome - Singapore (foto di Emanuela Zocchi)

Sarà estate – Emily Dickinson

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con parasoli –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –

Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero un radioso Bouquet –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il peso purpureo –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – arrosserà nello Stagno –
L’Aster – sulla Collina
Sistemerà – il suo aspetto perenne –
E le Genziane del Patto – le frange –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

Tramonto sul mare

Le parole – Josè Saramago

Mi arriva in dono da Mara questa poesia di Josè Saramago: la ringrazio di cuore e condivido con piacere la poesia con chi passerà di qui.

Le parole hanno cessato di comunicare.
Ogni parola è detta perché non se ne oda un’altra.
La parola, anche quando non afferma, si afferma.
La parola non risponde né domanda: accumula.
La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno.
La parola è polvere negli occhi e occhi bucati.
La parola non mostra. La parola dissimula.
Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto.
Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza.
Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto.
C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode.
Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza.
Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile,
l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.
Cadono su di esso le parole.
Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive.
Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane.

(Josè Saramago – Di questo mondo e degli altri )

Pane appena sfornato

Un appunto – Wisława Szymborska

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

(da “Attimo”)

I piccoli – Luigi Verdi

Tu, accogli la luce della candela
che i piccoli accendono all’alba e alla sera,
che all’aurora gridano
chiedendo in prestito le tue ali
e trovare riposo.

Tu, accogli la lotta dei piccoli,
la loro ricerca di pace
mille volte sognata e attesa non senza tremore.
Gli anni duri di pazienza e fedeltà
per poter fare della vita una luce.

Tu, ti riveli ai piccoli che fanno
di ogni ombra una freccia di luce,
che si aprono come fiore del mattino.

Io temo uomini e fedi
dei saggi e degli intelligenti,
che non provano neanche un istante
a stare nel presente,
a respirare nel giardino di Dio.

Gli occhi sul mare – Angelo Casati (a Carlo Maria Martini)

Riporto anche qui, sul mio blog, questa poesia di don Angelo Casati, dedicata a Carlo Maria Martini. E’ il mio modo di dire grazie a entrambi, per la loro parola, eco di una Parola più grande, come recita il versetto che padre Martini voleva fosse riportato sulla sua tomba: “Lampada ai miei passi la tua parola, luce sul mio cammino” (Salmo 118).

Carlo Maria Martini è stato anche il mio Vescovo: di lui ho moltissimi ricordi grati: per il suo sguardo attento a tutti gli uomini e le donne del suo tempo, per la sua parola accogliente e profonda e per quanto ha saputo trasmettere a tutti – partendo dai giovani – la bellezza e la ricchezza della Parola di Dio.

Omelie, poesie e riflessioni di don Angelo Casati – sacerdote milanese – sono costantemente raccolte sul sito web “Sulla soglia” e fatte circolare tramite l’omonima mailing list, che personalmente considero fonte di costante arricchimento, grazie allo sguardo profondo e tenero di don Angelo, che non smette di regalarci i suoi doni.

GLI OCCHI SUL MARE

al mio vescovo
Carlo Maria Martini

E ora che il tempo
si è fatto breve
e il cuore si consuma
a trattenere la tua immagine
che sembra svanire lontano,
punto rincorso
all’orizzonte estremo,
ora che gli occhi
sono sul mare
come di chi saluta
pur se la vela è scomparsa,
come le pupille dei discepoli
perdute, sul monte,
in un cielo orfano
del volto,
ora so che anche per l’addio
di un pastore di chiese
può ferire e urgere
agli occhi la commozione
e dilatarsi
fino allo spasimare
delle vene dei polsi.
Sei scritto
come sigillo sul cuore
e sul braccio.
Hai amato queste strade
hai pianto
su questa città.
Ci lasci
-ed è testamento-
la lampada della Parola
e il pane del volto.

don Angelo Casati

(Luglio 2002)

Scrivere il curriculum – Wisława Szymborska

Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

(da “Vista con granello di sabbia”)

Entra – Luigi Verdi

Entra
e snoda i quattro venti
perché mi sciolgano dal fuoco di passione
che mi ha lasciato preda
delle mie conquiste.

Entra
e forza i miei mutismi,
il mio essere trascinato
quando mi rimetto in fila per abitudine
più che per fiducia.

Entra
con i tuoi occhi
spalancati di bambino
che amano le lampade che dondolano
nel cuore degli uomini.

Entra
quando il dolore non vuole sorpassi
e toglimi l’istinto di dare forma,
che io torni a creare
oltre i dubbi dell’esperienza
oltre i dubbi non risolti.

[Questa preghiera è tratta dal nuovo libro di Luigi Verdi, “Preghiere a Romena“, pubblicato dalla casa editrice della Fraternità].

Prenditi tempo

Prenditi tempo
per amare ed essere amato
perché questo è il privilegio dato da Dio.

Prenditi tempo
per essere amabile
perché questo è il cammino della felicità.

Prenditi tempo
per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.

Prenditi tempo
per dare
perché il giorno è troppo corto
per essere egoista.

(da “Tomate Tiempo”, poesia uruguayana)