Il sistema e l’ignoranza – Roberto Mancini

Citazione

Il sistema vigente si regge su una grande ignoranza antropologica, che porta ogni giorno a misconoscere e a disprezzare l’umanità, e su una grande ignoranza tecnica, per cui molti tra gli economisti sanno solo razionalizzare i meccanismi esistenti e sono semplicemente incapaci di concepire nuovi metodi e soluzioni.
Qui l’ignoranza e l’accecamento ideologico sono così pesanti che in effetti essi non sanno neppure comprendere bene le dinamiche del capitalismo e non riescono di conseguenza a prevederne le evoluzioni. Tanto meno sono in grado di indicare le risposte adeguate da dare alla crisi.
Come si supererà questa duplice ignoranza, se non sviluppando un sapere democratico, socializzato, che sappia illuminare le possibilità di armonia tra gli esseri umani e con la natura?

[Roberto Mancini, “Dal capitalismo alla giustizia”, altreconomia edizioni, 2012]

Difendersi senza aggredire

Leggo in un bel sito internet, Vino Nuovo, una riflessione di Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, sulla violenza e l’intolleranza in rete: “Io credo che la violenza dei blog superi quella della realtà”.

E aggiunge: “Che cosa ho imparato bloggando? Che la Rete è piena di animosi e sgarbati, alcuni caratteriali altri ideologici. Decisissimi tutti a influenzare il prossimo e convinti di poterlo fare con quattro battute bene assestate. Ma siccome nulla vi è nella Rete che non sia prima nella realtà, l’emergere di tanta violenza è interessante a conoscersi. In parte è un gioco, favorito dall’uso dei nicknames: tra i miei visitatori solo un paio usano nome e cognome. E chi non firma magari attacca smodatamente chi firma.

Ma non è solo un gioco. Tutta quella violenza sta anche a dire che intorno a noi c’è gente che non vede l’ora di menar la lingua e forse anche le mani. Ci ricorda che la violenza seduce più della mitezza e che il disprezzo dell’altro è un sentimento sempreverde in questo basso mondo.”

Finora, non è capitato che i commenti su questo blog fossero animosi, ma potrebbe accadere un domani. Così come accade molto spesso su diversi blog che mi capita di leggere, o anche sui siti internet dei giornali. In modo particolare, se i post trattano di politica o di religione. O di argomenti “eticamente sensibili”.

Leggevo queste considerazioni, e intanto pensavo a tanti commenti fulminanti che mi è capitato di leggere e pure di scrivere su Twitter, con quel gusto della battuta che non ammette repliche, e che anzi è pensata per strappare l’assenso – se non l’applauso – di chi legge.

Ho pensato allora di mettere un segnalibro, a futura memoria. Mia, in primis. Almeno, per quando mi troverò nelle vesti di commentatore. Perché, studiando counseling, mi convinco sempre più dell’importanza dell’ascolto. Del fatto che ogni persona ha le sue buone ragioni per affermare ciò che dice, o per comportarsi in un certo modo. Ragioni che affondano le radici nella storia di quella persona, nell’educazione che ha ricevuto, nelle esperienze di vita che l’hanno segnata, più o meno profondamente. E che possono scatenare emozioni molto forti – di rabbia, di aggressività – quando quella persona sente che qualcun altro sta toccando un nervo scoperto, un punto sensibile. E le emozioni molto forti possono causare reazioni violente, sia pure a livello di aggressività verbale. Magari, facendosi scudo di un nickname o di un diminutivo.

Ecco, sarebbe bello riuscire davvero ad ascoltarsi, anche quando si dialoga in Rete. “Difendersi senza aggredire”, come è intitolato il libro di Pat Patfoort, una studiosa tra i maggiori della gestione nonviolenta dei conflitti.

Sarebbe bello ricordare un’espressione poetica che mi è cara, del grande Tonino Bello, in una preghiera intitolata “Ala di riserva“:
Siamo angeli con un’ala soltanto: possiamo volare solo rimanendo abbracciati“.

Egitto – people have the power

E’ stata una lunga giornata, oggi.

Lo è stata per tutto il popolo egiziano, che non ha ceduto alla stanchezza o alla rassegnazione, dopo aver ascoltato il discorso di Mubarak di ieri sera, che aveva deluso e fatto arrabbiare tutte le persone che erano in piazza Tahrir.

E’ stato bellissimo vedere – senza poter ascoltare, senza essere là, certo – l’immensa folla che è tornata a riempire la piazza, vedere persone convinte di fare la Storia.

Come tanti, ho seguito questi avvenimenti grazie a internet, soprattutto grazie a Twitter (e al gran lavoro di Marina Petrillo, alias @alaskaRP, che ha retwittato e tradotto le voci dal Cairo). E quando è arrivato l’annuncio delle dimissioni di Mubarak, il popolo ha capito che aveva vinto e si è abbandonato alla gioia. Le persone hanno capito che erano tornate a esser padrone del proprio futuro. Con tutte le incognite – e non sono per nulla poche – di questo momento, ma assieme con la grande sensazione che il popolo, quando è unito e compatto nelle proprie richieste, non può essere fermato né vinto.

Ho pensato che Gandhi, oggi, sarebbe felice. Festeggerebbe con gli Egiziani. Che hanno dato al mondo una lezione, mostrando la grande forza della nonviolenza.

Ci sono tre tipi di persone: quelli che guardano accadere le cose, quelli che si stupiscono di ciò che accade e quelli che fanno accadere le cose.
Poeta estinto del Fadalto

Abbiamo il compito di tradurre le negatività del passato in speranza per il nostro futuro.
Nelson Mandela