Tutti a ripetizioni di antimafia?

Vivo da sempre nella Grande Milano. Nel Sud-Ovest Milanese, a voler essere precisi. E ho un po’ il vizio della memoria. Per dire, ricordo bene i tempi di “Mani Pulite”, che per me erano i tempi dell’università e della lettura di “Avvenimenti” e di “Società Civile”, due testate che sapevano fare molto bene giornalismo d’inchiesta e di denuncia.

Risale a quegli anni la mia conoscenza di Nando dalla Chiesa, attuale Presidente Onorario di Libera e allora conosciuto come vittima di mafia, intellettuale attivo nel circolo “Società Civile”, tra i fondatori de “La Rete – Movimento per la Democrazia” e poi candidato sindaco di Milano: un sacco di miei compagni di università fecero campagna per lui, indossando t-shirt con lo slogan “Voglio un sindaco coi baffi”. Vinse poi Marco Formentini, diventando sindaco leghista di Milano.

Da allora, la mia strada si è incrociata molte volte con quella del Professor dalla Chiesa, e oggi è bello sentirsi parte di un grande movimento come Libera, “Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie”: ne ho scritto l’ultima volta un mese fa, in un post intitolato “Ricostruire“.

Conosco da molti anni anche l’attuale sindaco di Buccinasco, qui dalle mie parti. Si chiama Giambattista Maiorano, ma è conosciuto da tutti come Gianni. E’ un galantuomo vecchio stampo, che a una tranquilla pensione ha preferito l’impegno come sindaco di centrosinistra della sua città. E come vicesindaco si è scelto Rino Pruiti, suo avversario alle primarie di coalizione, un militante dell’ambientalismo, che conosco da quando eravamo entrambi iscritti e attivi nei Verdi (e il Sud-Ovest Milanese è teatro da sempre di battaglie durissime tra chi difende il territorio e il Parco Agricolo Sud Milano e chi spiana la strada ai palazzinari, che lo “valorizzano” in vari modi, ora costruendo alloggi, ora aumentando le strade, ora edificando nuovissimi centri commerciali).

Tutti motivi per i quali la ‘ndrangheta è da tempo fiorente da queste parti: si parla sempre di Buccinasco, “la Platì del Nord”, ma si tende a dimenticare che la Direzione Distrettuale Antimafia censisce nelle sue mappe la “locale” di ‘ndrangheta di Corsico, e che l’elenco dei beni confiscati alle mafie in questi comuni è in continuo aumento (per fortuna, molti di questi beni sono stati riassegnati e destinati a finalità sociali).

In questi giorni, mi fa davvero male – no, anzi, mi fa arrabbiare tantissimo – leggere le polemiche nate dopo la pubblicazione del libro di Nando dalla Chiesa  e Martina Panzarasa, “Buccinasco. La ‘ndrangheta al Nord“. Non ho letto il libro e mi dispiace, ma rimedierò presto, visto che parla del territorio in cui vivo. In compenso, sto seguendo tutta la querelle che ha fatto seguito alla pubblicazione, snodandosi tra blog e quotidiani.
Riassumendo, e facendo quindi alcune semplificazioni, Nando dalla Chiesa – e ora anche Gianni Barbacetto, su “il Fatto Quotidiano” di oggi – se la prendono con gli attuali amministratori di Buccinasco, “rei” di minimizzare la gravità della situazione, di difendere a ogni costo Buccinasco e i suoi abitanti (famiglie mafiose incluse), di avere tanta voglia di rimozione. In particolare, non viene perdonata al sindaco Maiorano un’affermazione, scritta in una lettera aperta ai propri concittadini e pubblicata sul sito web del Comune: “Buccinasco non è sinonimo di male. Non basta essere calabresi e neppure portare un cognome compromesso per essere un poco di buono. È questa l’immagine che non condivido e che il libro, malgrado l’intento che si propone, rischia di dare della nostra città”.

Parole sante. Come dice sempre don Luigi Ciotti, Presidente di Libera, “bisogna distinguere per non confondere”. E infatti, Buccinasco è piena di persone oneste, di cittadini avvertiti della presenza criminale, che fanno del loro meglio per non dare spazio alle mafie. Pur consapevoli che le zone grigie sono tante, gli anticorpi ancora troppo pochi, e che l’indifferenza è spesso il terreno di coltura più fertile perché la malapianta metta radici sempre più profonde, dopo aver attecchito molti anni fa.

Non si capisce, allora, per quale motivo continuino a giungere richiami, distinguo e inviti agli amministratori locali – che mettono tempo, faccia ed energie a servizio della cittadinanza, in cambio di stipendi ed indennità risibili – perché siano più fermi. Non cedano alla tentazione della “preoccupazione reputazionale”. Parlino chiaramente, denunciando, facendo terra bruciata attorno ai clan e ai loro fiancheggiatori.

Ecco, queste persone io le conosco. Da tempo. Conosco la loro passione e la loro onestà. Il piglio con cui hanno messo mano alla “macchina comunale”, al Bilancio, al Piano di Governo del Territorio. Senza sconti né strizzatine d’occhio agli “amici degli amici”. Scegliendo pure atti simbolici, come l’adesione di Buccinasco ad “Avviso Pubblico” (Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie). Oppure dichiarando pubblicamente, durante la commemorazione ai caduti in guerra, che è necessaria una “lotta al sistema ‘Ndranghetista”, come ha fatto stamattina il sindaco Maiorano.

Ecco, io sono un semplice cittadino. Faccio del mio meglio per onorare la memoria delle vittime di mafia e per impegnarmi sul territorio a favore della legalità democratica. E mi indigna profondamente – mi fa letteralmente rivoltare le budella! – leggere articoli e prese di posizione che sembrano invitare gli amministratori onesti – tra i quali cito doverosamente la mia amica Rosa Palone, Presidente del Consiglio Comunale di Buccinasco e Consigliere con delega alla legalità – ad andare a ripetizioni di antimafia.

E’ necessario distinguere per non confondere. Occorre lavorare ogni giorno, con passione e con tenacia, sul territorio che si abita, per costruire la legalità democratica.
Chi fa tutto questo merita rispetto. Critiche costruttive, certo. Stimoli a fare di più e meglio, ci mancherebbe. Ma rispetto, sopra ogni cosa.

Ricostruire

Ieri ho partecipato all’assemblea provinciale di Libera Milano, alla Camera del Lavoro. Non c’era moltissima gente – l’orario d’inizio ha forse penalizzato chi era ancora al lavoro – ma di sicuro erano presenti tante persone in gamba, e tante buone energie.

Man mano che venivano ricordate tutte le iniziative compiute nell’ultimo anno, si poteva toccare con mano il crescente coinvolgimento dei cittadini – e dei giovani in modo particolare – attorno a temi come la memoria delle vittime di mafia, lo studio e la ricerca sulla presenza della criminalità organizzata in Italia e nel mondo, la valorizzazione dei beni confiscati, la cittadinanza attiva.

Al termine dell’incontro, c’è stato un bell’intervento di chiusura di Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, che ha parlato con passione della corruzione, delle differenze con Tangentopoli di vent’anni fa (io c’ero, e mi ricordo tutto, ahimè!) e della grande credibilità che Libera ha assunto, dopo tanti anni di lavoro serio, di testimonianze, di battaglie civili, di impegno per il cambiamento (a questo riguardo, segnalo l’ultimo studio, il Dossier Corruzione, presentato lunedì scorso a Roma).
Dalla Chiesa ha insistito sul fatto che ormai occorre ricostruire questo Paese, perché ci sono troppe macerie in giro per pensare ancora di poter riparare, e sulla mancanza di proposte e di progetti di lungo periodo, che rappresentino davvero un’inversione di tendenza, una volontà profonda di cambiamento.

Il discorso mi ha colpito, sia perché trasmetteva la bellezza del lavoro condiviso tra tutte le persone che hanno fatto e stanno facendo assieme Libera – da diciott’anni a questa parte – sia perché comunicava l’urgenza e la passione dell’impegno, testimoniato anche da tutte le domande di partecipazione ai corsi e alle scuole universitarie sulla criminalità, e dalle moltissime richieste di formazione supporto e collaborazione che arrivano continuamente a Libera, dalle scuole, dalle carceri, dagli ordini professionali, dagli enti locali.

Per dire un esempio quotidiano di quanto siamo caduti in basso in questo Paese (don Ciotti ha parlato di “coma etico”) mi sembra esemplare il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi, “Piazza pulita“, che mi ha fatto subito pensare alle conferenze di Gherardo Colombo sulle regole e la legalità nel quotidiano: vicende come questa si commentano da sole, e sono più eloquenti di una conferenza.

Speriamo che in tante città e comuni italiani, cittadini associazioni e amministratori cerchino un’alleanza e intessano reti per ripartire dalle regole minime di convivenza, dai posti per disabili, dalle piste ciclabili lasciate libere alle bici, dalle attività commerciali “addio pizzo”. Da quella che un tempo si chiamava “educazione civica”, ma ora si chiama – più correttamente – legalità democratica. Occorrerà ripartire dalle fondamenta, ma per fortuna siamo in tanti a credere nel cambiamento e nella possibilità di ricostruire, con tenerezza e disciplina.

Torno al Sud

Domani parto per le vacanze. Torno al Sud, a cinque anni dall’ultima volta. Fu in Salento, nel 2007, in luoghi bellissimi per i colori, gli odori, il calore della gente. Ne ho un ricordo vivido, ci tornerei subito. Per girare, esplorare i luoghi. E per conoscere, incontrare le persone. Sedermi a tavola con loro.

Ho un ricordo particolare di un posto unico, Porto Selvaggio. Un tratto di costa che è stato conservato a macchia mediterranea, carico di sensazioni, amplificate dal sole estivo. Un luogo che deve la sua tutela a Renata Fonte, assassinata per essersi opposta a tutti i progetti di speculazione edilizia, contrabbandata come “valorizzazione”. Di persone come Renata, bisogna custodire gelosamente la memoria, pensando alla solitudine e alla tenacia con le quali hanno lottato, per difendere la propria terra.

Domani parto per Acciaroli, in Cilento, col desiderio di conoscere i luoghi nei quali ha operato Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, assassinato da ignoti sicari nel settembre 2010. Un’altra persona che amava testardamente la sua terra. Che ha messo le migliori energie, tutta la sua intelligenza, per favorirne il progresso, tutelandone il territorio e salvaguardando i suoi tesori, a partire dal mare. Proprio oggi, mi è capitato di leggere una notizia, un giovane politico cilentano emarginato nel proprio partito per aver denunciato le collusioni tra leader politici locali e costruttori edilizi. Persone come Angelo Vassallo hanno fatto l’esatto contrario, promuovendo l’ospitalità diffusa e opponendosi agli scempi edilizi. Oggi, altre persone portano avanti la sua battaglia, e avremo modo di conoscerli, con gli amici di Legambiente e di Libera che parteciperanno ai campi estivi di Acciaroli.

Io vivo nella Grande Milano, un territorio servitissimo, pieno di opportunità, di lavoro. Di aziende artigiane e di grandi imprese. Di traffici e di commerci, tanto che si è candidato a ospitare l’Expo 2015. E’ anche un territorio cementificato, nel quale i suoli agricoli cedono il passo ai capannoni industriali. E’ una delle maggiori piazze commerciali italiane – il mercato del pesce ha un primato nazionale – che però distrugge paesaggio e agricoltura. E non ha il mare. Né il calore, il cuore, la bellezza di tanti luoghi del nostro Sud. Con tutte le sue contraddizioni, e i suoi scempi, sia chiaro.

Torno al Sud, dicevo. E torno col pensiero a un’estate di undici anni fa. M’imbattei in un libriccino, intitolato “Ozio lentezza e nostalgia. Decalogo mediterraneo per una vita più conviviale”: ho amato quel libro, l’ho prestato e regalato moltissime volte. Stupito e divertito, al pensiero che l’autore – Christoph Baker – fosse uno Svizzero di Ginevra. Stabilitosi in Italia nel 1984, e innamorato del nostro paese.
Vorrei riportare qualche riga dalla quarta di copertina, pensando al fatto che il Salento, il Cilento e i Pensieri Lenti hanno qualche parentela etimologica. Di cuore, di emozioni. E che per me, tornare al Sud significa pure tornare a un’idea di vita più conviviale. E forse, più congeniale alla nostra umanità.

Il lavoro è diventato una condanna, dentro un sistema che fa del profitto e del consumo gli unici scopi della vita.
La velocità e l’arrivare primi sono diventati un mito distruttivo. Le persone non hanno più tempo per le emozioni, i sentimenti, le relazioni, il pensiero, la memoria, la festa, la vita!
Non è assurdo tutto questo? Non ci si dovrà liberare, ritornando a quei ritmi che la natura suggerisce ed esige?

Buona estate, e soprattutto buona vita!

25 Aprile: il simbolo della nostra Liberazione quotidiana

Riporto il testo integrale del discorso di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, tenuto oggi in piazza Duomo, al termine della manifestazione per l’anniversario della Liberazione. Parole totalmente condivisibili per ogni cittadino italiano che abbia a cuore la Costituzione, la tutela dei diritti, la legalità, la buona politica.

“Sessantasette anni fa, in questa piazza, Milano ha ritrovato la libertà. Oggi, qui, noi vogliamo ritrovare la fiducia e la speranza per guardare insieme al futuro.
La rivolta, a Milano, era partita già un giorno prima: a Niguarda la liberazione era già arrivata il 24 di aprile.

Il comandante Sandro Pertini aveva proclamato lo sciopero generale e tutta la città, il 25 aprile, era pronta a rialzare la testa. Gli operai nelle fabbriche, gli studenti e i professori nelle università, le donne e gli uomini in tutta la città.
Alle due di un pomeriggio piovoso, carico di angoscia e di attesa, le brigate partigiane sono entrate in piazza del Duomo. Milano e l’Italia, non aspettavano altro che liberare nostra città e il Paese intero.

È con commozione che, come sindaco di Milano – con la fascia tricolore che avete voluto darmi l’onore di portare – sono qui con voi a ricordare quel giorno e a rinnovare un impegno.
Ed è bello essere qui in tanti, di ogni generazione, a dire da che parte stiamo. A dire che stiamo dalla parte della libertà, della Costituzione, dei diritti democratici che i Partigiani hanno conquistato con la loro lotta, e anche con la loro vita. Siamo qui per dire che quella lotta non è terminata. E che non vogliamo che i nostri figli dimentichino. Non vogliamo che dicano – come è successo in un liceo di Roma, pochi giorni fa – che la nostra storia è «una favoletta».

La guerra di Liberazione è l’inizio di quello che noi siamo. E’ l’origine della nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, sull’uguaglianza, sulla solidarietà, sul ripudio della guerra.

Vedete, io non credo che più il tempo passa, più si allontani la necessità di commemorare, di ricordare, di festeggiare. Credo invece che più il tempo passa, più noi abbiamo bisogno di ricordare. Abbiamo il dovere di ricordare – ai giovani e ai meno giovani – gli anni bui della dittatura.
Dobbiamo ricordare i sacrifici di tanti per la libertà di tutti.
Dobbiamo rinforzare la memoria: per guardare avanti; non per ancorarci al passato. Oggi siamo qui per dire che non scorderemo il passato. Che onoreremo, come disse Piero Calamandrei, perché è il testamento che ci hanno lasciato 100 mila morti.
Oggi siamo qui anche per dire, con forza, che la Repubblica nata dalla Resistenza non può accettare – che noi non possiamo accettare – che il Mediterraneo sia la tomba di migliaia di donne e uomini, di bambine e bambini costretti a fuggire dalla fame, dalla miseria, dalla violenza, dalla guerra. Che non possiamo accettare una società dove i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Vogliamo un Paese che abbia, come priorità, la giustizia sociale.
Vogliamo un Paese capaci di offrire solidarietà, coesione e di rispettare i diritti di tutti.
Vogliamo un paese che non tradisca mai i princìpi e i valori che i combattenti per la libertà ci hanno donato.

Non siamo conservatori, se diciamo qui, forte, che il rispetto della Costituzione è la nostra strada maestra.
Abbiamo nostalgia del senso della comunità, della tutela dei diritti, di un’eguaglianza spesso dimenticata.
Abbiamo, oggi più che mai, nostalgia dell’onestà e della legalità.
Abbiamo nostalgia della buona politica.
Abbiamo fame di buona politica.

C’è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci. Si chiama qualunquismo. È un pericolo che sfocia nell’antipolitica o nel populismo.
I partigiani ci hanno insegnato che bisogna lottare, non buttare le armi, chiudersi in casa e lasciar fare ad altri. Gandhi ci ha insegnato che in democrazia nessun fatto della vita si sottrae alla politica.

L’anno scorso, in questa piazza, il 25 Aprile abbiamo sentito chiara la voglia di cambiamento. La domanda di una Milano nuova, di una Milano rinnovata, di un’Italia nuova. Oggi siamo qui, a dimostrare che il cambiamento è cominciato e sta a noi portarlo a termine. E a dire che cambiare si può; che un mondo migliore è possibile.

Il 25 Aprile non può essere una corona di alloro e basta.
Non può essere solo lo sventolio di bandiere gloriose.
Ma deve essere il simbolo della nostra Liberazione quotidiana.

Perché, ne sono certo, ne sono convinto, facciamo Liberazione quando investiamo sulla cultura libera e plurale.
Facciamo liberazione quando ci battiamo per il diritto allo studio, quando difendiamo l’ambiente e il diritto alla casa.
Facciamo Liberazione quando non cediamo alla falsa retorica della paura del diverso e dello straniero.
Facciamo liberazione quando facciamo buona politica insieme alla gente.
Facciamo Liberazione quando pratichiamo la parità di genere, dentro e fuori dalle istituzioni.
Facciamo Liberazione quando ci impegniamo per il diritto al lavoro e all’eguaglianza.
Facciamo Liberazione anche quando costruiamo una memoria comune: una memoria che non dimentica chi stava dalla parte giusta.

Ecco perché diciamo con forza che le scelte nazionali di chi ci governa e chi sta in Parlamento non possono non tener conto di queste domande, di queste speranze. E che devono essere scelte di giustizia, di sviluppo ed equità che non scaricano il peso fiscale sui lavoratori, che non penalizzano chi ha già molto poco, che non fanno pagare quelli che hanno sempre pagato, che non rendano più facili i licenziamenti.

Cari Milanesi, cari Partigiani, cari Amici, rimaniamo uniti in questa battaglia di cambiamento. Facciamo in modo che il nostro impegno quotidiano per la libertà sia degno dei nostri Partigiani.

La Resistenza è stata l’azione di forze diverse che si sono riconosciute in uno slancio di libertà, nella voglia di ripartire verso un futuro più felice e più giusto per tutti. Oggi è il tempo della nuova Liberazione, di una nuova rivoluzione morale.

Siamo tanti, diversi ma uniti, a volere una pagina nuova e bella per l’Italia. Una pagina che si specchia nella Costituzione, nei suoi valori e che non dimentica il passato ma guarda al futuro.

Quella pagina, ne sono certo, la scriveremo assieme.
Ora e sempre Resistenza”.

[ testo tratto da Globalist.it, sito di The Globalist Network, che segnalo e consiglio vivamente di seguire ]

Libera: profumo di futuro

Conosco “Libera” da un sacco di anni, e stimo don Luigi Ciotti da quando era “solo” il fondatore del Gruppo Abele. Ma qualcosa è cambiato per me dal 21 marzo del 2010, quando “Libera” tenne a Milano la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Sarà che vivo nel Sud-Ovest Milano, un territorio che non si può dire sia infiltrato dalle mafie: è semplicemente una floridissima colonia delle ‘ndrine calabresi, che ne condizionano l’economia (sportelli bancari aprono ogni anno, in ogni comune) e la politica, ne inquinano il commercio, l’edilizia, gli appalti pubblici, come documentato da moltissime inchieste giudiziarie degli ultimi anni.

A marzo di quest’anno, “Libera” ha aperto nella nostra zona un presidio territoriale, che è stato intitolato ad Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, ucciso per essersi opposto alla speculazione edilizia che avrebbe deturpato per sempre Acciaroli, la frazione a mare che è una perla del Cilento.

Partecipare alle attività del neonato presidio di “Libera”, mi ha fatto conoscere bellissime persone: quelle che dedicano tempo, passione ed entusiasmo alle attività, e quelle che scelgono di farsi coinvolgere nelle iniziative, testimoniando con la loro presenza un profumo di futuro che non soccombe al tanto marciume che sembra circondarci.
Don Luigi Ciotti dice spesso che occorre distinguere per non confondere, per non cadere nei luoghi comuni: non cambierà niente, siete dei poveri illusi, “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera” (come canta De Gregori, in una splendida canzone) e queste persone ne sono il miglior esempio.

Ieri “Libera” ha organizzato una “giornata porte aperte” davvero significativa e l’ha chiamata “Scopri il bene”: una visita guidata, per le scuole e per tutti i cittadini, a moltissimi immobili sequestrati alle mafie e riutilizzati a fini sociali, come prevede la benemerita legge 109 del 1996, nata da una grande mobilitazione popolare voluta da “Libera”. Si scopre così che la Lombardia è la quarta regione in Italia per numero di beni confiscati, metà dei quali nella sola Provincia di Milano, notoriamente ricca di opportunità, di affari e di beni, mobili e immobili. Del senso di questa iniziativa ha scritto, benissimo, Nando dalla Chiesa, che di “Libera” è Presidente onorario, e che da poco è stato nominato Presidente del Comitato Antimafia istituito dal Comune di Milano.

Personalmente, ieri ho avuto la fortuna di partecipare alla serata di Corsico, che si è svolta nella sede di “Club Corsico”, benemerita associazione di mutuo-aiuto sul fronte della disabilità mentale, che ha trovato casa nei locali di un ex-minimarket appartenuto alla famiglia mafiosa dei Ciulla, restituiti dal 2009 alla collettività, intitolati a Silvia Ruotolo e utilizzati per incontri, corsi di alfabetizzazione informatica, ginnastica, canto e, appunto, mutuo-aiuto tra le famiglie: ho conosciuto persone bellissime, speciali nella loro assoluta normalità. Ho gustato l’entusiasmo dell’Italia migliore, solidale, che sa condividere e ama declinare i verbi alla prima persona plurale: “noi”.

La grandezza di “Libera”, secondo me, sta tutta qua: nella volontà di custodire con tenerezza la memoria delle vittime di tutte le mafie e, assieme, nella capacità di spargere, con la mano larga dei vecchi contadini, semi di giustizia e di legalità. Profumo di futuro, per un Paese migliore.

Noi

Quando ti ritrovi a Milano, in piazza Duomo, piena zeppa di persone felici commosse emozionate.

Quando vedi tanti bambini felici in spagoletta al loro papà, tanti ragazzi abbracciarsi, tanti anziani coi lucciconi.

Quando respiri così tanta voglia di normalità, di felicità, e continui a sentir pronunciare una parola: “noi”, in tutti i modi.

Ecco, in queste occasioni, uniche emozionanti memorabili, capisci che un sogno grande, se è sognato assieme, può realizzarsi. Può diventare il futuro che ci aspetta.

GRAZIE.

 

Milano merita un sindaco perbene

Io vivo nella Grande Milano, in uno dei tanti paesoni dell’hinterland che stanno pian piano facendo corpo unico con la città. Come tantissime persone, sono un pendolare e vivo moltissimo Milano e i servizi che offre.

Se potessi votare per il Sindaco di Milano, non avrei dubbi. Per spiegare i motivi, prendo a prestito le parole di Dino Amenduni, che ha scritto un commento sul Fatto Quotidiano il 17 maggio, all’indomani delle elezioni:

Proprio mentre tutti insistono sul valore nazionale del risultato, io dirò qualcosa di completamente differente. Il 48% di Giuliano Pisapia è per grandissima parte merito suo. Sta emergendo con forza uno stile di leadership, un modo di stare nella politica, nelle relazioni coi partiti, con i cittadini, con le imprese, con le associazioni, che va oltre le campagne elettorali, la sfida contro la Moratti, la sinistra contro la destra, gli sponsor politici, l’origine della candidatura. A me Pisapia ricorda Romano Prodi. Perennemente sottovalutato dagli avversari, talvolta schernito perché diverso, distante dai modi roboanti ed eccessivi della politica-pop, eppure di successo, sia nella politica che nella professione.  […]
Pisapia è semplicemente un uomo di sinistra, fiero delle sue origini e non per questo incapace di dialogare. Dargli dell’estremista è una stupidaggine, una falsità, un incongruenza e lo è con o senza falsi dossier. Non è una mia opinione: il dato elettorale dice che il PD a Milano ha portato ben il 28% e che è proprio il Partito Democratico il primo motore di questo piccolo miracolo. Un miracolo tutto ‘di sinistra’, dato che Pisapia ha goduto di meno dell’1% di voto disgiunto a suo favore. Il risultato del PD è per certi versi sorprendente: dopo aver perso le Primarie, dirigenti, candidati (encomiabile la sportività e la dedizione di Stefano Boeri) ed elettori hanno fatto blocco compatto e i cittadini hanno risposto alla chiamata con entusiasmo. Nel frattempo la destra ha già sbagliato l’impostazione della campagna per il ballottaggio aumentando l’evocazione comunista ed estremista riferendosi a Pisapia. E qua mi torna in mente il parallelismo con Prodi: se vi dicessero che Prodi è un terrorista, non vi mettereste a ridere?”