Lo spreco intollerabile

La notizia è di ieri: il Governo Monti ha invitato tutti i cittadini italiani a esprimere la propria opinione sulle spese pubbliche che rappresentano uno spreco, e vanno tagliate in tempi di crisi. Si tratta quindi di partecipare alla “spending review” dando suggerimenti e segnalando sprechi.

Questi tagli sono necessari e fanno parte dei vincoli imposti dal fiscal compact dell’Unione Europea: il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’unione economica e monetaria, firmato a marzo da 25 stati dell’Unione.

Tutti sappiamo che nella Pubblica Amministrazione esistono moltissimi sprechi, e che la spesa pubblica – al netto degli stipendi per i dipendenti – può e deve essere razionalizzata. Del resto, moltissime famiglie italiane stanno “tirando la cinghia” ed eliminando tutti gli sprechi, e ha senso che lo Stato faccia la stessa cosa.

Purtroppo, quando si leggono commenti come quello di don Vinicio Albanesi, che denunciano l’assoluta mancanza di risorse per il sociale (anziani, minori, disabili: tutto il settore del welfare, per dirla con un altro termine inglese) iniziano a cadere le braccia: in Italia, si sa, la famiglia è forse il primo ammortizzatore sociale, e il secondo è il mondo del volontariato, ma occorre che ognuno faccia la sua parte, e che lo Stato non arrivi ad azzerare le risorse per settori di bilancio fondamentali nei confronti dei cittadini più deboli.

Se poi si ha occasione di leggere l’opinione di persone competenti, come il professor Gustavo Piga – docente di economia politica all’Università di Roma Tor Vergata ed ex-presidente della Consip, la “centrale-acquisti” della Pubblica Amministrazione – lo sconforto aumenta. Si comprende benissimo – anche da profani – che le politiche di austerità e di rigore non possono bastare, né hanno chances di “far ripartire l’economia”, ma soprattutto hanno l’effetto certo di privare moltissime persone – giovani in primis – delle migliori chances per esprimersi e per mettere a frutto le proprie capacità. Opinione che è stata rafforzata, giusto ieri, dal Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, come ben sintetizzato dal professor Piga, che mi sento di ringraziare per la sua esemplare chiarezza.

Qualcosa, dunque, sembra non quadrare: una politica di tagli, rigore, austerità sembra una cura da cavallo, somministrata a un ammalato debolissimo. Una dieta stretta per un paziente denutrito e quasi immobilizzato a letto.

In tutto questo, però, c’è uno spreco che personalmente trovo davvero intollerabile. Riguarda la partecipazione italiana al programma “Joint Strike Fighter”: una novantina di aerei da guerra F-35 – tecnicamente si tratta di “cacciabombardieri multiruolo” – in grado di trasportare anche ordigni nucleari.
Ognuno di questi aerei costa quanto l’indennità di disoccupazione per 17.000 lavoratori (e lavoratrici) precari e il solo sistema ottico di puntamento – indispensabile in un cacciabombardiere – equivale al costo della raccolta differenziata in un comune di 100.000 abitanti, per cinque anni.
Si stima che l’acquisto di 90 cacciabombardieri F-35 costi almeno 10 miliardi di euro, ma la cifra è sicuramente approssimata per difetto, perché non tiene conto dei costi di manutenzione, e dei rincari quasi certi da parte dell’azienda produttrice, la statunitense Lockheed Martin. Come è stato chiarito più volte – anche durante le audizioni in Parlamento – non è ancora stato firmato alcun contratto, e il nostro Paese potrebbe ancora tirarsi indietro, risparmiando molto più dell’importo della Spending Review, stimato in 4,2 miliardi in 7 mesi, equivalenti a 7,2 miliardi su base annua.

Di questi tempi, credo che ogni cittadino italiano vorrebbe che la spesa pubblica riguardasse i servizi essenziali, irrinunciabili per la collettività, come quelli di cui parla don Vinicio Albanesi. Gli aerei da guerra portano morte, e non contribuiscono in alcun modo a migliorare il benessere del nostro Paese, ma anzi distolgono risorse essenziali da altri settori: scuola, sanità, forze dell’ordine, politiche sociali, assistenza ai cittadini più deboli.

Il Governo Monti ha chiesto l’opinione di tutti i cittadini italiani, per avere indicazioni sulle spese da tagliare: io ho seguito il consiglio della Rete Italiana contro il disarmo e ho scritto al Governo Italiano. Spero davvero che tantissime altre persone – che hanno a cuore i problemi economici dello Stato e il bene comune del popolo italiano – facciano altrettanto.

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Non ho parole

Leggo questa notizia e la riporto, con addosso un senso di rabbia e di disgusto. Quando chi governa mostra di non sapere cosa sia l’umanità, anche le parole non bastano più.

DISABILI: SCONTRO COMMISSIONE-GOVERNO, NO FONDI ‘DOPO DI NOI’ – INSORGE AFFARI SOCIALI; PD,ESECUTIVO CI RIPENSI E FACCIA PROPOSTA
(ANSA) – ROMA, 12 APR – Duro scontro in commissione Affari sociali della Camera tra gruppi parlamentari e governo dopo che il sottosegretario alle politiche sociali, Cecilia Guerra, ha dato parere negativo al provvedimento all’esame della commissione per l’assistenza ai disabili gravi nel momento in cui restano senza familiari che li possano accudire. Episodio che Andrea Sarubbi, Pd, non ha esitato a definire su twitter ”lo scontro piu’ duro Pd-governo dall’inizio del governo Monti”.
A insorgere pero’ contro la decisione dell’esecutivo, motivata in sostanza dall’impossibilita’ di destinare risorse, seppure limitate (150 milioni quelli preventivati dal provvedimento) a un capitolo tanto specifico in periodo di tagli in tutti i settori, sono stati tutti i gruppi, maggioranza e opposizione insieme, visto che, come spiega Margherita Miotto, capogruppo Pd in commissione, ”sul testo all’esame c’e’ il consenso unanime di tutti”. Il governo, aggiunge, ”non può non tenere conto dell’orientamento del Parlamento”. Per questo i democratici invitano l’esecutivo ”a ripensare il parere negativo” e a ”tornare in commissione con una proposta”. ”Le motivazioni del governo – spiega – sono infondate perché si tratta di un provvedimento che affronta la condizione drammatica delle famiglie di disabili gravi e che rappresenta un volano per attivare risorse private, come dimostrano le esperienze realizzate in alcune Regioni” dove le associazioni del terzo settore hanno dato un grande contributo. Inoltre ”sviluppa iniziative all’insegna del principio di sussidiarietà e rappresenta uno dei primi passi per realizzare, dopo 12 anni dalla legge 328, i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali”. E una copertura ‘in extremis’, peraltro, era stata individuata dalle tasse sui giochi. ”Dopo i tagli disastrosi fatti dal precedente governo che hanno azzerato i fondi per le politiche sociali – conclude Miotto – questa iniziativa rappresenta un’inversione di tendenza sulla quale il governo e’ chiamato a dare un segnale di discontinuità rispetto al precedente”. (ANSA).

Vergognatevi, governanti tecnici: la vostra competenza è pari forse al vostro cinismo.

Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare. (Martin Niemoller)

Sul “decreto salva-Italia”

Un modesto parere sul “decreto salva-Italia”, varato ieri sera – a Mercati chiusi, per carità – dal modernissimo, illuminatissimo e forbitissimo Governo Tecnico, presieduto da Mario Monti:

Tante legnate ai “soliti noti”, iniziando dai pensionati e da quanti speravano di diventarlo presto, pochissima equità, grande enfasi di tutti i media alle lacrime del Ministro Fornero e al “bel gesto” di Monti, che rinuncia alle sue indennità.
Gli evasori gongolano, ché se la cavano con un modesto extra dell’1,5% sui capitali “scudati” e intanto possono continuare a farsi pagare in nero fino a 1.000 euro.
I 131 nuovissimi cacciabombardieri “F35 Lightning II”, da 15 miliardi complessivi – metà esatta del valore della manovra – ovviamente restano (ce lo chiede la NATO?).

Mario Monti, durante la sua lunga e puntigliosa conferenza-stampa di ieri sera, ci ha informati di “aver appreso” che l’importo delle pensioni minime è di 486 euro. Se lo desidera, possiamo renderlo edotto anche del costo di un chilo di pane o di un litro di latte, visto che difficilmente avrà il tempo di occuparsi della spesa, preso com’è in riunioni e vertici europei ad alto livello. Sa, noi Italiani medi dobbiamo gingillarci pure con queste quisquilie, ma lo capiamo e lo ringraziamo di cuore, visto che ci sta salvando gratis.

Oggi, ovviamente, grandi peana per la pronta reazione delle Borse e la caduta a picco dello spread. Per la caduta a picco delle tutele, citofonare Bersani.

[Post Scriptum: Le mie congratulazioni a chi modera repubblica.it, per aver censurato un mio commento – di questo identico tenore, giusto più breve – che si concludeva così: “Se il decreto sarà approvato dal Parlamento senza modifiche a favore dei più deboli, il PD potrà scordarsi per sempre il mio voto”].