Tutti a ripetizioni di antimafia?

Vivo da sempre nella Grande Milano. Nel Sud-Ovest Milanese, a voler essere precisi. E ho un po’ il vizio della memoria. Per dire, ricordo bene i tempi di “Mani Pulite”, che per me erano i tempi dell’università e della lettura di “Avvenimenti” e di “Società Civile”, due testate che sapevano fare molto bene giornalismo d’inchiesta e di denuncia.

Risale a quegli anni la mia conoscenza di Nando dalla Chiesa, attuale Presidente Onorario di Libera e allora conosciuto come vittima di mafia, intellettuale attivo nel circolo “Società Civile”, tra i fondatori de “La Rete – Movimento per la Democrazia” e poi candidato sindaco di Milano: un sacco di miei compagni di università fecero campagna per lui, indossando t-shirt con lo slogan “Voglio un sindaco coi baffi”. Vinse poi Marco Formentini, diventando sindaco leghista di Milano.

Da allora, la mia strada si è incrociata molte volte con quella del Professor dalla Chiesa, e oggi è bello sentirsi parte di un grande movimento come Libera, “Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie”: ne ho scritto l’ultima volta un mese fa, in un post intitolato “Ricostruire“.

Conosco da molti anni anche l’attuale sindaco di Buccinasco, qui dalle mie parti. Si chiama Giambattista Maiorano, ma è conosciuto da tutti come Gianni. E’ un galantuomo vecchio stampo, che a una tranquilla pensione ha preferito l’impegno come sindaco di centrosinistra della sua città. E come vicesindaco si è scelto Rino Pruiti, suo avversario alle primarie di coalizione, un militante dell’ambientalismo, che conosco da quando eravamo entrambi iscritti e attivi nei Verdi (e il Sud-Ovest Milanese è teatro da sempre di battaglie durissime tra chi difende il territorio e il Parco Agricolo Sud Milano e chi spiana la strada ai palazzinari, che lo “valorizzano” in vari modi, ora costruendo alloggi, ora aumentando le strade, ora edificando nuovissimi centri commerciali).

Tutti motivi per i quali la ‘ndrangheta è da tempo fiorente da queste parti: si parla sempre di Buccinasco, “la Platì del Nord”, ma si tende a dimenticare che la Direzione Distrettuale Antimafia censisce nelle sue mappe la “locale” di ‘ndrangheta di Corsico, e che l’elenco dei beni confiscati alle mafie in questi comuni è in continuo aumento (per fortuna, molti di questi beni sono stati riassegnati e destinati a finalità sociali).

In questi giorni, mi fa davvero male – no, anzi, mi fa arrabbiare tantissimo – leggere le polemiche nate dopo la pubblicazione del libro di Nando dalla Chiesa  e Martina Panzarasa, “Buccinasco. La ‘ndrangheta al Nord“. Non ho letto il libro e mi dispiace, ma rimedierò presto, visto che parla del territorio in cui vivo. In compenso, sto seguendo tutta la querelle che ha fatto seguito alla pubblicazione, snodandosi tra blog e quotidiani.
Riassumendo, e facendo quindi alcune semplificazioni, Nando dalla Chiesa – e ora anche Gianni Barbacetto, su “il Fatto Quotidiano” di oggi – se la prendono con gli attuali amministratori di Buccinasco, “rei” di minimizzare la gravità della situazione, di difendere a ogni costo Buccinasco e i suoi abitanti (famiglie mafiose incluse), di avere tanta voglia di rimozione. In particolare, non viene perdonata al sindaco Maiorano un’affermazione, scritta in una lettera aperta ai propri concittadini e pubblicata sul sito web del Comune: “Buccinasco non è sinonimo di male. Non basta essere calabresi e neppure portare un cognome compromesso per essere un poco di buono. È questa l’immagine che non condivido e che il libro, malgrado l’intento che si propone, rischia di dare della nostra città”.

Parole sante. Come dice sempre don Luigi Ciotti, Presidente di Libera, “bisogna distinguere per non confondere”. E infatti, Buccinasco è piena di persone oneste, di cittadini avvertiti della presenza criminale, che fanno del loro meglio per non dare spazio alle mafie. Pur consapevoli che le zone grigie sono tante, gli anticorpi ancora troppo pochi, e che l’indifferenza è spesso il terreno di coltura più fertile perché la malapianta metta radici sempre più profonde, dopo aver attecchito molti anni fa.

Non si capisce, allora, per quale motivo continuino a giungere richiami, distinguo e inviti agli amministratori locali – che mettono tempo, faccia ed energie a servizio della cittadinanza, in cambio di stipendi ed indennità risibili – perché siano più fermi. Non cedano alla tentazione della “preoccupazione reputazionale”. Parlino chiaramente, denunciando, facendo terra bruciata attorno ai clan e ai loro fiancheggiatori.

Ecco, queste persone io le conosco. Da tempo. Conosco la loro passione e la loro onestà. Il piglio con cui hanno messo mano alla “macchina comunale”, al Bilancio, al Piano di Governo del Territorio. Senza sconti né strizzatine d’occhio agli “amici degli amici”. Scegliendo pure atti simbolici, come l’adesione di Buccinasco ad “Avviso Pubblico” (Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie). Oppure dichiarando pubblicamente, durante la commemorazione ai caduti in guerra, che è necessaria una “lotta al sistema ‘Ndranghetista”, come ha fatto stamattina il sindaco Maiorano.

Ecco, io sono un semplice cittadino. Faccio del mio meglio per onorare la memoria delle vittime di mafia e per impegnarmi sul territorio a favore della legalità democratica. E mi indigna profondamente – mi fa letteralmente rivoltare le budella! – leggere articoli e prese di posizione che sembrano invitare gli amministratori onesti – tra i quali cito doverosamente la mia amica Rosa Palone, Presidente del Consiglio Comunale di Buccinasco e Consigliere con delega alla legalità – ad andare a ripetizioni di antimafia.

E’ necessario distinguere per non confondere. Occorre lavorare ogni giorno, con passione e con tenacia, sul territorio che si abita, per costruire la legalità democratica.
Chi fa tutto questo merita rispetto. Critiche costruttive, certo. Stimoli a fare di più e meglio, ci mancherebbe. Ma rispetto, sopra ogni cosa.

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Ricostruire

Ieri ho partecipato all’assemblea provinciale di Libera Milano, alla Camera del Lavoro. Non c’era moltissima gente – l’orario d’inizio ha forse penalizzato chi era ancora al lavoro – ma di sicuro erano presenti tante persone in gamba, e tante buone energie.

Man mano che venivano ricordate tutte le iniziative compiute nell’ultimo anno, si poteva toccare con mano il crescente coinvolgimento dei cittadini – e dei giovani in modo particolare – attorno a temi come la memoria delle vittime di mafia, lo studio e la ricerca sulla presenza della criminalità organizzata in Italia e nel mondo, la valorizzazione dei beni confiscati, la cittadinanza attiva.

Al termine dell’incontro, c’è stato un bell’intervento di chiusura di Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, che ha parlato con passione della corruzione, delle differenze con Tangentopoli di vent’anni fa (io c’ero, e mi ricordo tutto, ahimè!) e della grande credibilità che Libera ha assunto, dopo tanti anni di lavoro serio, di testimonianze, di battaglie civili, di impegno per il cambiamento (a questo riguardo, segnalo l’ultimo studio, il Dossier Corruzione, presentato lunedì scorso a Roma).
Dalla Chiesa ha insistito sul fatto che ormai occorre ricostruire questo Paese, perché ci sono troppe macerie in giro per pensare ancora di poter riparare, e sulla mancanza di proposte e di progetti di lungo periodo, che rappresentino davvero un’inversione di tendenza, una volontà profonda di cambiamento.

Il discorso mi ha colpito, sia perché trasmetteva la bellezza del lavoro condiviso tra tutte le persone che hanno fatto e stanno facendo assieme Libera – da diciott’anni a questa parte – sia perché comunicava l’urgenza e la passione dell’impegno, testimoniato anche da tutte le domande di partecipazione ai corsi e alle scuole universitarie sulla criminalità, e dalle moltissime richieste di formazione supporto e collaborazione che arrivano continuamente a Libera, dalle scuole, dalle carceri, dagli ordini professionali, dagli enti locali.

Per dire un esempio quotidiano di quanto siamo caduti in basso in questo Paese (don Ciotti ha parlato di “coma etico”) mi sembra esemplare il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi, “Piazza pulita“, che mi ha fatto subito pensare alle conferenze di Gherardo Colombo sulle regole e la legalità nel quotidiano: vicende come questa si commentano da sole, e sono più eloquenti di una conferenza.

Speriamo che in tante città e comuni italiani, cittadini associazioni e amministratori cerchino un’alleanza e intessano reti per ripartire dalle regole minime di convivenza, dai posti per disabili, dalle piste ciclabili lasciate libere alle bici, dalle attività commerciali “addio pizzo”. Da quella che un tempo si chiamava “educazione civica”, ma ora si chiama – più correttamente – legalità democratica. Occorrerà ripartire dalle fondamenta, ma per fortuna siamo in tanti a credere nel cambiamento e nella possibilità di ricostruire, con tenerezza e disciplina.