Stato sociale o inutile anticaglia?

Leggo sui siti internet i dettagli della legge di stabilità, approvata del Consiglio dei ministri di ieri sera: tra tante decisioni condivisibili, due mi colpiscono e mi amareggiano.

La prima riguarda la diminuzione delle due aliquote più basse dell’IRPEF, compensata però dall’aumento dell’IVA da luglio 2013 per i due scaglioni principali. Può darsi che la somma algebrica sia zero, ma i risultati – soprattutto per i ceti sociali più poveri – saranno molto diversi: tutti i titolari di pensione sociale e di pensione al minimo, oppure i disoccupati, devono comunque vivere. Comprare beni di prima necessità. Pagare le bollette di energia elettrica e gas, o almeno provarci. Non è affatto detto che siano titolari di redditi soggetti a tassazione IRPEF, ma di sicuro pagheranno prezzi più salati, per l’aumento dell’IVA. E questo va contro la progressività della tassazione, che è un principio costituzionale (art. 53).

C’è poi un secondo provvedimento, tanto limitato quanto odioso: i permessi retribuiti previsti dalla legge 104/92 – i famosi tre giorni al mese – verranno pagati al 50% per chi assiste i genitori (bontà loro, la riduzione non si applica per l’assistenza ai figli o al coniuge). La questione mi tocca da vicino, ma soprattutto mi pare frutto di cinismo e insipienza: molto spesso, ai controlli in ospedale, vedo persone in sedia a rotelle, col bastone, deboli e smagrite, accompagnate da un figlio che le sorregge. Che si prende cura di loro, prima di affidarle a medici e infermieri, per i controlli e le terapie. E che, per farlo, deve per forza assentarsi dal proprio lavoro.

Parto da questi due esempi e mi domando: questo Governo di tecnici ha intenzione di mantenere lo Stato sociale – pur con qualche indispensabile correttivo, dovuto alla crisi economica e alla carenza di risorse – oppure lo considera un’inutile anticaglia? Spesso e volentieri, leggendo alcune dichiarazioni del ministro Fornero, mi sono convinto che il liberismo sia l’unico credo di molti “tecnici”, e che lo Stato sociale (il welfare) sia per loro un residuo del passato, un’eredità ingombrante da liquidare a prezzi di saldo, condendola con abbondanti dosi di paternalismo.

Certo, sappiamo che “i poveri saranno sempre con noi”, ma nell’Italia del 2012 la povertà cresce, le mense gestite dalla Caritas, da religiosi e da tanti benemeriti volontari, hanno code sempre più lunghe. I servizi sociali dei Comuni, duramente provati dalla “spending review”, sono assediati da richieste di contributi per l’affitto, o per famiglie numerose e disagiate. Lo stesso accade alle parrocchie e ai loro gruppi caritativi.

Ecco, quando si leggono questi provvedimenti – sicuramente discussi a lungo e ben ponderati, in una riunione che è terminata a notte fonda – ci si domanda se questa sia davvero una legge giusta, o se non sia piuttosto l’ennesimo frutto avvelenato della cultura dominante, che venera unicamente il Dio Mercato e considera i poveri come degli sfortunati, che devono un po’ arrangiarsi e un po’ accontentarsi. E ringraziare, se ci si degna (ancora) di considerarli persone umane, titolari di diritti.

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Ricostruire

Ieri ho partecipato all’assemblea provinciale di Libera Milano, alla Camera del Lavoro. Non c’era moltissima gente – l’orario d’inizio ha forse penalizzato chi era ancora al lavoro – ma di sicuro erano presenti tante persone in gamba, e tante buone energie.

Man mano che venivano ricordate tutte le iniziative compiute nell’ultimo anno, si poteva toccare con mano il crescente coinvolgimento dei cittadini – e dei giovani in modo particolare – attorno a temi come la memoria delle vittime di mafia, lo studio e la ricerca sulla presenza della criminalità organizzata in Italia e nel mondo, la valorizzazione dei beni confiscati, la cittadinanza attiva.

Al termine dell’incontro, c’è stato un bell’intervento di chiusura di Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, che ha parlato con passione della corruzione, delle differenze con Tangentopoli di vent’anni fa (io c’ero, e mi ricordo tutto, ahimè!) e della grande credibilità che Libera ha assunto, dopo tanti anni di lavoro serio, di testimonianze, di battaglie civili, di impegno per il cambiamento (a questo riguardo, segnalo l’ultimo studio, il Dossier Corruzione, presentato lunedì scorso a Roma).
Dalla Chiesa ha insistito sul fatto che ormai occorre ricostruire questo Paese, perché ci sono troppe macerie in giro per pensare ancora di poter riparare, e sulla mancanza di proposte e di progetti di lungo periodo, che rappresentino davvero un’inversione di tendenza, una volontà profonda di cambiamento.

Il discorso mi ha colpito, sia perché trasmetteva la bellezza del lavoro condiviso tra tutte le persone che hanno fatto e stanno facendo assieme Libera – da diciott’anni a questa parte – sia perché comunicava l’urgenza e la passione dell’impegno, testimoniato anche da tutte le domande di partecipazione ai corsi e alle scuole universitarie sulla criminalità, e dalle moltissime richieste di formazione supporto e collaborazione che arrivano continuamente a Libera, dalle scuole, dalle carceri, dagli ordini professionali, dagli enti locali.

Per dire un esempio quotidiano di quanto siamo caduti in basso in questo Paese (don Ciotti ha parlato di “coma etico”) mi sembra esemplare il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi, “Piazza pulita“, che mi ha fatto subito pensare alle conferenze di Gherardo Colombo sulle regole e la legalità nel quotidiano: vicende come questa si commentano da sole, e sono più eloquenti di una conferenza.

Speriamo che in tante città e comuni italiani, cittadini associazioni e amministratori cerchino un’alleanza e intessano reti per ripartire dalle regole minime di convivenza, dai posti per disabili, dalle piste ciclabili lasciate libere alle bici, dalle attività commerciali “addio pizzo”. Da quella che un tempo si chiamava “educazione civica”, ma ora si chiama – più correttamente – legalità democratica. Occorrerà ripartire dalle fondamenta, ma per fortuna siamo in tanti a credere nel cambiamento e nella possibilità di ricostruire, con tenerezza e disciplina.

Torno al Sud

Domani parto per le vacanze. Torno al Sud, a cinque anni dall’ultima volta. Fu in Salento, nel 2007, in luoghi bellissimi per i colori, gli odori, il calore della gente. Ne ho un ricordo vivido, ci tornerei subito. Per girare, esplorare i luoghi. E per conoscere, incontrare le persone. Sedermi a tavola con loro.

Ho un ricordo particolare di un posto unico, Porto Selvaggio. Un tratto di costa che è stato conservato a macchia mediterranea, carico di sensazioni, amplificate dal sole estivo. Un luogo che deve la sua tutela a Renata Fonte, assassinata per essersi opposta a tutti i progetti di speculazione edilizia, contrabbandata come “valorizzazione”. Di persone come Renata, bisogna custodire gelosamente la memoria, pensando alla solitudine e alla tenacia con le quali hanno lottato, per difendere la propria terra.

Domani parto per Acciaroli, in Cilento, col desiderio di conoscere i luoghi nei quali ha operato Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, assassinato da ignoti sicari nel settembre 2010. Un’altra persona che amava testardamente la sua terra. Che ha messo le migliori energie, tutta la sua intelligenza, per favorirne il progresso, tutelandone il territorio e salvaguardando i suoi tesori, a partire dal mare. Proprio oggi, mi è capitato di leggere una notizia, un giovane politico cilentano emarginato nel proprio partito per aver denunciato le collusioni tra leader politici locali e costruttori edilizi. Persone come Angelo Vassallo hanno fatto l’esatto contrario, promuovendo l’ospitalità diffusa e opponendosi agli scempi edilizi. Oggi, altre persone portano avanti la sua battaglia, e avremo modo di conoscerli, con gli amici di Legambiente e di Libera che parteciperanno ai campi estivi di Acciaroli.

Io vivo nella Grande Milano, un territorio servitissimo, pieno di opportunità, di lavoro. Di aziende artigiane e di grandi imprese. Di traffici e di commerci, tanto che si è candidato a ospitare l’Expo 2015. E’ anche un territorio cementificato, nel quale i suoli agricoli cedono il passo ai capannoni industriali. E’ una delle maggiori piazze commerciali italiane – il mercato del pesce ha un primato nazionale – che però distrugge paesaggio e agricoltura. E non ha il mare. Né il calore, il cuore, la bellezza di tanti luoghi del nostro Sud. Con tutte le sue contraddizioni, e i suoi scempi, sia chiaro.

Torno al Sud, dicevo. E torno col pensiero a un’estate di undici anni fa. M’imbattei in un libriccino, intitolato “Ozio lentezza e nostalgia. Decalogo mediterraneo per una vita più conviviale”: ho amato quel libro, l’ho prestato e regalato moltissime volte. Stupito e divertito, al pensiero che l’autore – Christoph Baker – fosse uno Svizzero di Ginevra. Stabilitosi in Italia nel 1984, e innamorato del nostro paese.
Vorrei riportare qualche riga dalla quarta di copertina, pensando al fatto che il Salento, il Cilento e i Pensieri Lenti hanno qualche parentela etimologica. Di cuore, di emozioni. E che per me, tornare al Sud significa pure tornare a un’idea di vita più conviviale. E forse, più congeniale alla nostra umanità.

Il lavoro è diventato una condanna, dentro un sistema che fa del profitto e del consumo gli unici scopi della vita.
La velocità e l’arrivare primi sono diventati un mito distruttivo. Le persone non hanno più tempo per le emozioni, i sentimenti, le relazioni, il pensiero, la memoria, la festa, la vita!
Non è assurdo tutto questo? Non ci si dovrà liberare, ritornando a quei ritmi che la natura suggerisce ed esige?

Buona estate, e soprattutto buona vita!

Dov’ero il 19 luglio 1992

Stimolato dalla domanda fatta da Marina Petrillo agli ascoltatori di Radio Popolare, ho messo assieme un po’ di ricordi sul giorno della strage di via D’Amelio, a Palermo, nel quale furono uccisi Paolo Borsellino e i suoi uomini di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Li trascrivo qui, e mi piacerebbe che qualche visitatore di passaggio aggiungesse i suoi personali ricordi: giorni come il 23 maggio e il 19 luglio 1992 hanno lasciato una traccia indelebile nella memoria di chi c’era, ed era grande abbastanza per capire.

Il 19 luglio 1992 ero in vacanza al mare, a Follonica. Un campeggio in riva al mare.

Avevo 25 anni, ero parecchio informato sulla situazione politica ed ero rimasto molto colpito già dall’uccisione di Giovanni Falcone.

Non ricordo di preciso come appresi dell’attentato di via D’Amelio, credo tramite un tam-tam incredulo, di bocca in bocca.

Ricordo bene, invece, l’amarezza che provai dopo, i pensieri angoscianti che mi assalirono, in una lunga passeggiata al tramonto, in riva al mare.

Ricordo che il giorno dopo – era lunedì – mi domandai quali quotidiani comprare: leggevo Repubblica, ma non usciva (ancora) il lunedì. Così comprai il Corriere della Sera e l’Unità. Li lessi da cima a fondo, in cerca di risposte alle mie domande. Non ne trovai, e quei ritagli ingialliti mi hanno tenuto compagnia per moltissimi anni.

Oggi mi consola molto vedere quanti giovani si mobilitino in questi anniversari, anche grazie a Libera. E ho speranza per questo Paese, perché verità e giustizia diventino realtà. Perché la mafia, come tutte le cose umane, abbia una fine.

Solidarietà con i terremotati dell’Emilia

Cosa sia accaduto, e stia ancora accadendo, in Emilia-Romagna dalla notte di domenica 20 maggio in avanti è noto a tutti: una lunga e rovinosa sequenza di scosse di terremoto, in una zona di pianura che si riteneva a basso rischio sismico (mentre si scopre oggi che nel 1570-74 la zona attorno a Ferrara tremò per duemila volte). Il bilancio di morti, feriti e sfollati continua ad aggiornarsi, e le stime dei danni materiali sono ingentissime.

L’Italia intera si sta mobilitando, a partire dai volontari della Protezione Civile, fino ai semplici cittadini che donano tende, prestano camper, si rendono disponibili, o semplicemente inviano un sms al 45500 (donando 2 € alla Protezione Civile).

Ho pensato di riportare in questo post “di servizio” gli estremi di alcune delle raccolte-fondi in atto, cominciando da quelle promosse dalla Caritas, che conosco e stimo da moltissimi anni per l’impegno e la bontà dei suoi interventi, e proseguendo con altri enti benemeriti, perché ciascuno di noi ha i propri canali privilegiati, secondo preferenze e fiducia.

A chi vorrà segnalare altre raccolte e altri enti, prometto di aggiornare questo post; chiedo soltanto di indicare – nella mail o nel commento – il link a un sito internet, che mi permetta di verificare l’esattezza degli estremi.

In questa fase, a metà tra emergenza e primi tentativi di ripresa, merita frequenti visite il sito internet VolontariaMO & TERREMOTO, a cura del Centro di Servizio per il Volontariato di Modena, che contiene moltissime informazioni e notizie – sempre in aggiornamento – sulle necessità, i modi e i canali utili per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Segnalo in modo particolare le sezioni “Richieste e beni” e “Notizie“, sempre aggiornate, e la pagina per le donazioni online a favore della rete del Terzo Settore modenese.

Inoltre, il sito del quotidiano “La Gazzetta di Modena” raccoglie moltissime segnalazioni e informazioni, ad esempio in questa pagina: “Scuole, negozi, messe: la mappa dei servizi“, che riporta anche gli estremi di molti c/c, aperti dai singoli Comuni, consigliati a chi voglia effettuare una donazione diretta e senza intermediari.

Ecco un primo elenco di raccolte-fondi attive:

Per aiutare la Caritas Italiana nel suo impegno nei confronti degli sfollati si possono inviare offerte tramite c/c postale n. 347013 specificando nella causale: “Terremoto Nord Italia 2012“, oppure con bonifico bancario su uno di questi c/c (con analoga causale):
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma. IBAN: IT 29 U 05018 03200 000000011113 UniCredit, via Taranto 49, Roma. IBAN: IT 88 U 02008 05206 000011063119
Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma. IBAN: IT 06 A 03359 01600 100000012474
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma. IBAN: IT 95 M 03069 05098 100000005384
E’ possibile inoltre fare offerte mediante carta di credito (VISA e MasterCard) telefonando al n. 06-66177001, in orario di ufficio

Anche la Diocesi di Bologna ha attivato una raccolta fondi tramite Caritas: si può contribuire con un versamento sul c/c postale n. 838409 oppure con un bonifico bancario presso Banca Popolare dell’Emilia Romagna intestato a “Arcidiocesi di Bologna“,
IBAN: IT 27 Y 05387 02400 000000000555. Causale “Terremoto in Emilia-Romagna“.

Per l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola diversi i conti correnti attivati (per tutti la causale è “Emergenza terremoto Emilia“):
Conto corrente intestato a “Arcidiocesi di Modena-Nonantola – Caritas diocesana Corso Duomo 34 41121 Modena“, IBAN: IT 25 X 05034 12900 000000004682 presso Banco Popolare Società Cooperativa srl sede Modena.
IBAN: IT 35 Z 02008 12930 000003106219 presso Unicredit Banca sede Modena.
IBAN: IT 89 B 05387 12900 000000030436 presso Banca Popolare dell’Emilia Romagna sede Modena.
IBAN: IT 72 X 05018 02400 000000503060 presso Banca Etica – Filiale di Bologna.
Versamenti anche su Banco Posta, conto corrente n. 17329418, intestato a “Curia Arcivescovile di Modena Corso Duomo 34 41121 Modena”, IBAN: IT 61 M 07601 12900 000017329418.

Per la Diocesi di Carpi invece i conti correnti sono tre, tutti intestati a: “Diocesi di Carpi“, e la causale da indicare è: “Emergenza terremoto 2012“:
Unicredit, IBAN: IT 09 V 02008 23307 000028478401. ,
Banco di San Geminiano e San Prospero, IBAN: IT83 Z 05034 23300 000000023005
Banca Popolare dell’Emilia Romagna, IBAN: IT36 Y 05387 23300 000001466626

Anche la Provincia di Modena ha attivato un conto corrente per raccogliere risorse da devolvere alle persone colpite dal terremoto, con questi estremi:
intestazione “Provincia di Modena Interventi di solidarietà“, IBAN IT 52 M 02008 12930 000003398693, causale “terremoto maggio 2012“.

La Regione Emilia-Romagna ha aperto sul suo portale la pagina “Terremoto: come aiutare“, con diverse informazioni e notizie utili per chi volesse dare una mano. I versamenti possono essere effettuati su questi conti correnti, indicando la causale: “Contributo per il terremoto 2012 in Emilia-Romagna“:
c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna;
bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, intestato a Regione Emilia-Romagna, IBAN: IT42 I 02008 02450 000003010203
Sul portale della Regione, è presente inoltre un elenco delle iniziative di sostegno in corso.

Il quotidiano “La Stampa“, tramite la sua benemerita rubrica “Specchio dei tempi“, ha attivato una raccolta-fondi. Questi gli estremi: IBAN: IT10 V 03069 01000 100000120118 causale: “fondo 587 terremotati dell’Emilia“.

Il Corriere della Sera e Tg La7 rinnovano la raccolta di fondi “Un aiuto subito” per le popolazioni colpite dal terremoto a seguito delle scosse di oggi. I versamenti si possono effettuare al c/c IT73 L 03069 05061 100000000671. «Un aiuto subito. Terremoto in Emilia» presso Intesa Sanpaolo, viale Lina Cavalieri, 236 – 00139 Roma.

Banca Etica ha stanziato un plafond di 5 milioni di euro per le prime richieste di ristrutturazione, ricostruzione o acquisto di immobili per la prima casa o per le attività delle imprese sociali. Inoltre, per le Organizzazioni di Volontariato che attivano raccolte di fondi a favore delle popolazioni terremotate, Banca Etica prevede inoltre per le attività di raccolta l’azzeramento del canone e operazioni illimitate. Anche i clienti di Banca Etica che eseguiranno donazioni per i soccorsi post-sisma non avranno spese addebitate.

Federcasse, la federazione delle Bance di Credito Cooperativo, ha attivato un pacchetto di misure a favore delle persone e delle aziende nelle località terremotate. E’ attivo a livello nazionale il c/c presso Iccrea Banca – intestato a Federcasse – con la causale “Emergenza terremoto in EmiliaIBAN IT05 R 08000 03200 000800032001

Mani Tese, a sua volta, ha aperto “Il Cantiere” di Finale Emilia ai terremotati e ha promosso una raccolta-fondi a favore dei minori. Ecco gli estremi: conto corrente attivo presso Banca popolare dell’Emilia Romagna, IBAN: IT51 X 05387 66730 000002060060. Per donazioni e informazioni: Numero Verde: 800 552 456, e-mail: perlemilia@manitese.it

Un altro sito internet che merita di essere segnalato è San Felice, vogliamo ripartire, “Sito ufficiale di informazione sull’emergenza terremoto del Comune di San Felice sul Panaro”, in pieno epicentro del terremoto. Riporta molte informazioni e notizie di servizio, oltre che le coordinate bancarie del c/c aperto per aiuti diretti.

E’ nato anche il blog “Insieme X Rovereto“, che ha un sottotitolo davvero eloquente: “Perchè in Emilia ci hanno insegnato ad arrangiarci!”. Rovereto sulla Secchia è una frazione di Novi di Modena, uno dei centri più colpiti dalle scosse di terremoto (e Rovereto è una delle località dove gli aiuti sono arrivati con più difficoltà).

Un altro modo concreto per essere vicini all’Emilia colpita dal terremoto, contribuendo a tenere viva la sua economia, è comprare Parmigiano direttamente da uno dei caseifici che sono rimasti danneggiati, in particolare a seguito della caduta degli scaffali di stagionatura. Un elenco dei caseifici che hanno attivato la vendita diretta si trova su questa pagina Facebook, visibile a tutti, senza necessità di collegarsi a FB.

La community di ScambioCamera ha messo a disposizione il proprio sito web per creare un canale di comunicazione e di contatto tra chi cerca e chi possa offrire ospitalità alle persone delle zone colpite dal terremoto.

ISF – Informatici Senza Frontiere è una Onlus che ha come primo obiettivo quello di utilizzare conoscenze e strumenti informatici per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà. Per aiutare le popolazioni dell’Emilia, è stato attivato un sito web molto snello, per coordinare gli interventi dei propri volontari sui luoghi del terremoto.

Una pagina riassuntiva delle raccolte fondi attive è presente sul sito web di “Vita“, la rivista del Terzo Settore: “Terremoto/2. La mappa delle raccolte fondi“.

Chiudo questo elenco – parziale e soggetto ad aggiornamenti giornalieri – con una foto che è stata pubblicata il 30 maggio su Twitter da @giannisgarbi, con questo testo:
#cavezzo #terremoto la bandiera tricolore sventola sul nostro campanile… siamo pronti a ripartire… ma aiutateci”.

[Ultimo aggiornamento di questo post: 6 giugno, ore 16:20]

Brindisi: immenso dolore inaccettabile

Don Luigi Ciotti: ” Proviamo un grande immenso dolore, Quello che ora sentiamo di poter e dover dire che una morte di questo genere è inaccettabile” “Proviamo un grande dolore, tanto dolore e vogliamo innanzitutto esprimere tutta la nostra vicinanza alle famiglie e a tutti i ragazzi della scuola. Bisogna certo aspettare l’esito delle indagini sull’attentato. Quello che ora sentiamo di poter e dover dire che una morte di questo genere è inaccettabile . In Puglia ci sono beni confiscati alle mafie dove tanti giovani si danno da fare per ridare a questo nostro paese piu’ legalità, piu’ dignità, piu’ lavoro, piu’ giustizia sociale. Lo stesso avviene in tante scuole della Regione e del paese dove i ragazzi come quelli colpiti oggi dall’attentato imparano non solo le materie del sapere ma anche l’alfabeto della cittadinanza e della corresponsabilità. Che questo fatto violento, incredibile, non puo’ farci dimenticare la meraviglia di questi ragazzi impegnati a costruire il loro ma anche il nostro futuro” . In una nota Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera nell’esprimere vicinanza alle famiglie dei ragazzi e commenta l’attentato a Brindisi.

[dal sito di Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, www.libera.it]

Lo spreco intollerabile

La notizia è di ieri: il Governo Monti ha invitato tutti i cittadini italiani a esprimere la propria opinione sulle spese pubbliche che rappresentano uno spreco, e vanno tagliate in tempi di crisi. Si tratta quindi di partecipare alla “spending review” dando suggerimenti e segnalando sprechi.

Questi tagli sono necessari e fanno parte dei vincoli imposti dal fiscal compact dell’Unione Europea: il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’unione economica e monetaria, firmato a marzo da 25 stati dell’Unione.

Tutti sappiamo che nella Pubblica Amministrazione esistono moltissimi sprechi, e che la spesa pubblica – al netto degli stipendi per i dipendenti – può e deve essere razionalizzata. Del resto, moltissime famiglie italiane stanno “tirando la cinghia” ed eliminando tutti gli sprechi, e ha senso che lo Stato faccia la stessa cosa.

Purtroppo, quando si leggono commenti come quello di don Vinicio Albanesi, che denunciano l’assoluta mancanza di risorse per il sociale (anziani, minori, disabili: tutto il settore del welfare, per dirla con un altro termine inglese) iniziano a cadere le braccia: in Italia, si sa, la famiglia è forse il primo ammortizzatore sociale, e il secondo è il mondo del volontariato, ma occorre che ognuno faccia la sua parte, e che lo Stato non arrivi ad azzerare le risorse per settori di bilancio fondamentali nei confronti dei cittadini più deboli.

Se poi si ha occasione di leggere l’opinione di persone competenti, come il professor Gustavo Piga – docente di economia politica all’Università di Roma Tor Vergata ed ex-presidente della Consip, la “centrale-acquisti” della Pubblica Amministrazione – lo sconforto aumenta. Si comprende benissimo – anche da profani – che le politiche di austerità e di rigore non possono bastare, né hanno chances di “far ripartire l’economia”, ma soprattutto hanno l’effetto certo di privare moltissime persone – giovani in primis – delle migliori chances per esprimersi e per mettere a frutto le proprie capacità. Opinione che è stata rafforzata, giusto ieri, dal Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, come ben sintetizzato dal professor Piga, che mi sento di ringraziare per la sua esemplare chiarezza.

Qualcosa, dunque, sembra non quadrare: una politica di tagli, rigore, austerità sembra una cura da cavallo, somministrata a un ammalato debolissimo. Una dieta stretta per un paziente denutrito e quasi immobilizzato a letto.

In tutto questo, però, c’è uno spreco che personalmente trovo davvero intollerabile. Riguarda la partecipazione italiana al programma “Joint Strike Fighter”: una novantina di aerei da guerra F-35 – tecnicamente si tratta di “cacciabombardieri multiruolo” – in grado di trasportare anche ordigni nucleari.
Ognuno di questi aerei costa quanto l’indennità di disoccupazione per 17.000 lavoratori (e lavoratrici) precari e il solo sistema ottico di puntamento – indispensabile in un cacciabombardiere – equivale al costo della raccolta differenziata in un comune di 100.000 abitanti, per cinque anni.
Si stima che l’acquisto di 90 cacciabombardieri F-35 costi almeno 10 miliardi di euro, ma la cifra è sicuramente approssimata per difetto, perché non tiene conto dei costi di manutenzione, e dei rincari quasi certi da parte dell’azienda produttrice, la statunitense Lockheed Martin. Come è stato chiarito più volte – anche durante le audizioni in Parlamento – non è ancora stato firmato alcun contratto, e il nostro Paese potrebbe ancora tirarsi indietro, risparmiando molto più dell’importo della Spending Review, stimato in 4,2 miliardi in 7 mesi, equivalenti a 7,2 miliardi su base annua.

Di questi tempi, credo che ogni cittadino italiano vorrebbe che la spesa pubblica riguardasse i servizi essenziali, irrinunciabili per la collettività, come quelli di cui parla don Vinicio Albanesi. Gli aerei da guerra portano morte, e non contribuiscono in alcun modo a migliorare il benessere del nostro Paese, ma anzi distolgono risorse essenziali da altri settori: scuola, sanità, forze dell’ordine, politiche sociali, assistenza ai cittadini più deboli.

Il Governo Monti ha chiesto l’opinione di tutti i cittadini italiani, per avere indicazioni sulle spese da tagliare: io ho seguito il consiglio della Rete Italiana contro il disarmo e ho scritto al Governo Italiano. Spero davvero che tantissime altre persone – che hanno a cuore i problemi economici dello Stato e il bene comune del popolo italiano – facciano altrettanto.

Femminicidio: la strage silenziosa

Quello di Vanessa Scialfa è solo l’ultimo episodio di omicidio di una donna da parte di un uomo che la conosceva bene (marito, ex-marito, fidanzato, ex-fidanzato, amante, … ). Si chiama femminicidio ed è ormai una piaga sociale.

Ne leggo ogni mese nella rubrica “Casa dolce casa” di E – il mensile, compilata con la preziosa collaborazione della Casa delle donne per non subire violenza, di Bologna. Il copione spesso si ripete: lui non accetta di essere stato lasciato, è geloso alla follia del nuovo compagno, non sopporta più una malattia di lei, o la situazione familiare, o l’affidamento dei figli. Spesso uccide e poi si uccide. Altre volte, uccide e poi si costituisce. Quasi mai si dichiara pentito.

Di sicuro, colpisce molto venire a sapere che la violenza è la prima causa di morte in Europa per le donne, nella fascia di età tra i 16 e i 44 anni. Colpisce perché non parliamo di paesi o di costumi “arretrati”. No, parliamo della civilissima Europa, cuore del mondo e del pensiero occidentale. Parliamo anche dell’Italia, un Paese nel quale il cosiddetto “delitto d’onore” è stato abolito solo nel 1981, trent’anni fa.

Ecco, sarebbe ora di dire BASTA! Sarebbe ora di dirsi che oggi, anno 2012, abbiamo tutti gli strumenti, le possibilità, e soprattutto il dovere di ripensare ai rapporti tra uomo e donna. Di ridare senso alle frasi dei nostri vecchi, “le donne non si toccano nemmeno con un fiore”, e assieme di fare un passo avanti. Lavorando, tutte e tutti assieme, per costruire una parità reale. Mettendo da parte tutti gli stereotipi ormai logori sugli “angeli del focolare”. Esigendo che il linguaggio della comunicazione – a partire da quello della pubblicità – smetta di mercificare il corpo delle donne. Spingendo per un cambiamento culturale a tutti i livelli, a partire dalla Chiesa cattolica (consiglio vivamente la lettura di “Ave Mary“, di Michela Murgia, per farsi un’idea di quanti stereotipi siano stati alimentati da una lettura distorta delle Scritture da parte di ecclesiastici maschi). E, soprattutto, promuovendo un cambiamento culturale che parta dai più giovani, che sono molto più consapevoli e attenti alle tematiche di genere rispetto alle generazioni che li hanno preceduti.

Un tema come il femminicidio, però, esige un punto di vista femminile. Vi invito allora a leggere un bel post di Sabrina Ancarola, sempre attivissima nel sostenere le buone cause.

Sarà un lavoro molto lungo e faticoso questo cambiamento. Per noi uomini, sarà soprattutto un lavoro su noi stessi. Ne vale la pena, lo dobbiamo a Vanessa e a tutte le vittime innocenti della violenza al maschile.

P.S. Segnalo che il movimento “Se non ora quando” ha lanciato l’appello “Mai più complici”, contro la violenza nei confronti delle donne. E’ possibile aderire sul sito internet Petizione Pubblica.

25 Aprile: il simbolo della nostra Liberazione quotidiana

Riporto il testo integrale del discorso di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, tenuto oggi in piazza Duomo, al termine della manifestazione per l’anniversario della Liberazione. Parole totalmente condivisibili per ogni cittadino italiano che abbia a cuore la Costituzione, la tutela dei diritti, la legalità, la buona politica.

“Sessantasette anni fa, in questa piazza, Milano ha ritrovato la libertà. Oggi, qui, noi vogliamo ritrovare la fiducia e la speranza per guardare insieme al futuro.
La rivolta, a Milano, era partita già un giorno prima: a Niguarda la liberazione era già arrivata il 24 di aprile.

Il comandante Sandro Pertini aveva proclamato lo sciopero generale e tutta la città, il 25 aprile, era pronta a rialzare la testa. Gli operai nelle fabbriche, gli studenti e i professori nelle università, le donne e gli uomini in tutta la città.
Alle due di un pomeriggio piovoso, carico di angoscia e di attesa, le brigate partigiane sono entrate in piazza del Duomo. Milano e l’Italia, non aspettavano altro che liberare nostra città e il Paese intero.

È con commozione che, come sindaco di Milano – con la fascia tricolore che avete voluto darmi l’onore di portare – sono qui con voi a ricordare quel giorno e a rinnovare un impegno.
Ed è bello essere qui in tanti, di ogni generazione, a dire da che parte stiamo. A dire che stiamo dalla parte della libertà, della Costituzione, dei diritti democratici che i Partigiani hanno conquistato con la loro lotta, e anche con la loro vita. Siamo qui per dire che quella lotta non è terminata. E che non vogliamo che i nostri figli dimentichino. Non vogliamo che dicano – come è successo in un liceo di Roma, pochi giorni fa – che la nostra storia è «una favoletta».

La guerra di Liberazione è l’inizio di quello che noi siamo. E’ l’origine della nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, sull’uguaglianza, sulla solidarietà, sul ripudio della guerra.

Vedete, io non credo che più il tempo passa, più si allontani la necessità di commemorare, di ricordare, di festeggiare. Credo invece che più il tempo passa, più noi abbiamo bisogno di ricordare. Abbiamo il dovere di ricordare – ai giovani e ai meno giovani – gli anni bui della dittatura.
Dobbiamo ricordare i sacrifici di tanti per la libertà di tutti.
Dobbiamo rinforzare la memoria: per guardare avanti; non per ancorarci al passato. Oggi siamo qui per dire che non scorderemo il passato. Che onoreremo, come disse Piero Calamandrei, perché è il testamento che ci hanno lasciato 100 mila morti.
Oggi siamo qui anche per dire, con forza, che la Repubblica nata dalla Resistenza non può accettare – che noi non possiamo accettare – che il Mediterraneo sia la tomba di migliaia di donne e uomini, di bambine e bambini costretti a fuggire dalla fame, dalla miseria, dalla violenza, dalla guerra. Che non possiamo accettare una società dove i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Vogliamo un Paese che abbia, come priorità, la giustizia sociale.
Vogliamo un Paese capaci di offrire solidarietà, coesione e di rispettare i diritti di tutti.
Vogliamo un paese che non tradisca mai i princìpi e i valori che i combattenti per la libertà ci hanno donato.

Non siamo conservatori, se diciamo qui, forte, che il rispetto della Costituzione è la nostra strada maestra.
Abbiamo nostalgia del senso della comunità, della tutela dei diritti, di un’eguaglianza spesso dimenticata.
Abbiamo, oggi più che mai, nostalgia dell’onestà e della legalità.
Abbiamo nostalgia della buona politica.
Abbiamo fame di buona politica.

C’è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci. Si chiama qualunquismo. È un pericolo che sfocia nell’antipolitica o nel populismo.
I partigiani ci hanno insegnato che bisogna lottare, non buttare le armi, chiudersi in casa e lasciar fare ad altri. Gandhi ci ha insegnato che in democrazia nessun fatto della vita si sottrae alla politica.

L’anno scorso, in questa piazza, il 25 Aprile abbiamo sentito chiara la voglia di cambiamento. La domanda di una Milano nuova, di una Milano rinnovata, di un’Italia nuova. Oggi siamo qui, a dimostrare che il cambiamento è cominciato e sta a noi portarlo a termine. E a dire che cambiare si può; che un mondo migliore è possibile.

Il 25 Aprile non può essere una corona di alloro e basta.
Non può essere solo lo sventolio di bandiere gloriose.
Ma deve essere il simbolo della nostra Liberazione quotidiana.

Perché, ne sono certo, ne sono convinto, facciamo Liberazione quando investiamo sulla cultura libera e plurale.
Facciamo liberazione quando ci battiamo per il diritto allo studio, quando difendiamo l’ambiente e il diritto alla casa.
Facciamo Liberazione quando non cediamo alla falsa retorica della paura del diverso e dello straniero.
Facciamo liberazione quando facciamo buona politica insieme alla gente.
Facciamo Liberazione quando pratichiamo la parità di genere, dentro e fuori dalle istituzioni.
Facciamo Liberazione quando ci impegniamo per il diritto al lavoro e all’eguaglianza.
Facciamo Liberazione anche quando costruiamo una memoria comune: una memoria che non dimentica chi stava dalla parte giusta.

Ecco perché diciamo con forza che le scelte nazionali di chi ci governa e chi sta in Parlamento non possono non tener conto di queste domande, di queste speranze. E che devono essere scelte di giustizia, di sviluppo ed equità che non scaricano il peso fiscale sui lavoratori, che non penalizzano chi ha già molto poco, che non fanno pagare quelli che hanno sempre pagato, che non rendano più facili i licenziamenti.

Cari Milanesi, cari Partigiani, cari Amici, rimaniamo uniti in questa battaglia di cambiamento. Facciamo in modo che il nostro impegno quotidiano per la libertà sia degno dei nostri Partigiani.

La Resistenza è stata l’azione di forze diverse che si sono riconosciute in uno slancio di libertà, nella voglia di ripartire verso un futuro più felice e più giusto per tutti. Oggi è il tempo della nuova Liberazione, di una nuova rivoluzione morale.

Siamo tanti, diversi ma uniti, a volere una pagina nuova e bella per l’Italia. Una pagina che si specchia nella Costituzione, nei suoi valori e che non dimentica il passato ma guarda al futuro.

Quella pagina, ne sono certo, la scriveremo assieme.
Ora e sempre Resistenza”.

[ testo tratto da Globalist.it, sito di The Globalist Network, che segnalo e consiglio vivamente di seguire ]

Non ho parole

Leggo questa notizia e la riporto, con addosso un senso di rabbia e di disgusto. Quando chi governa mostra di non sapere cosa sia l’umanità, anche le parole non bastano più.

DISABILI: SCONTRO COMMISSIONE-GOVERNO, NO FONDI ‘DOPO DI NOI’ – INSORGE AFFARI SOCIALI; PD,ESECUTIVO CI RIPENSI E FACCIA PROPOSTA
(ANSA) – ROMA, 12 APR – Duro scontro in commissione Affari sociali della Camera tra gruppi parlamentari e governo dopo che il sottosegretario alle politiche sociali, Cecilia Guerra, ha dato parere negativo al provvedimento all’esame della commissione per l’assistenza ai disabili gravi nel momento in cui restano senza familiari che li possano accudire. Episodio che Andrea Sarubbi, Pd, non ha esitato a definire su twitter ”lo scontro piu’ duro Pd-governo dall’inizio del governo Monti”.
A insorgere pero’ contro la decisione dell’esecutivo, motivata in sostanza dall’impossibilita’ di destinare risorse, seppure limitate (150 milioni quelli preventivati dal provvedimento) a un capitolo tanto specifico in periodo di tagli in tutti i settori, sono stati tutti i gruppi, maggioranza e opposizione insieme, visto che, come spiega Margherita Miotto, capogruppo Pd in commissione, ”sul testo all’esame c’e’ il consenso unanime di tutti”. Il governo, aggiunge, ”non può non tenere conto dell’orientamento del Parlamento”. Per questo i democratici invitano l’esecutivo ”a ripensare il parere negativo” e a ”tornare in commissione con una proposta”. ”Le motivazioni del governo – spiega – sono infondate perché si tratta di un provvedimento che affronta la condizione drammatica delle famiglie di disabili gravi e che rappresenta un volano per attivare risorse private, come dimostrano le esperienze realizzate in alcune Regioni” dove le associazioni del terzo settore hanno dato un grande contributo. Inoltre ”sviluppa iniziative all’insegna del principio di sussidiarietà e rappresenta uno dei primi passi per realizzare, dopo 12 anni dalla legge 328, i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali”. E una copertura ‘in extremis’, peraltro, era stata individuata dalle tasse sui giochi. ”Dopo i tagli disastrosi fatti dal precedente governo che hanno azzerato i fondi per le politiche sociali – conclude Miotto – questa iniziativa rappresenta un’inversione di tendenza sulla quale il governo e’ chiamato a dare un segnale di discontinuità rispetto al precedente”. (ANSA).

Vergognatevi, governanti tecnici: la vostra competenza è pari forse al vostro cinismo.

Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare. (Martin Niemoller)