I puntini e le linee

Poco fa, ripensavo al campo di Legambiente a Pollica dell’estate scorsa, a quanti spunti e arricchimenti mi ha lasciato, all’importanza di far bene la propria parte nel territorio dove si vive. Alla necessità di salvaguardarlo per chi verrà dopo di noi.
Pensavo che ci sono andato perché il Presidio di Libera del quale faccio parte è intitolato ad Angelo Vassallo. E a quante cose ho imparato (a quante bellissime persone ho conosciuto) da quando ho dato addio al mio “posto fisso” da informatico efficiente & affidabile.
E ripensavo a quella frase di Steve Jobs sui puntini che segnano la “pista” della nostra vita, e alle linee che li congiungono, misteriosamente. Spesso non le vediamo, le linee, le scopriamo solo a posteriori: è questione di affidarsi, di credere che nulla accade mai per caso.
Che meraviglioso viaggio, la vita…

Scorte di bellezza per l’inverno

[Questo post è un po’ il seguito ideale del precedente, “Torno al Sud“, scritto alla vigilia della partenza per Pollica e Acciaroli: a quello rimando, come premessa e spiegazione].

Ho preferito attendere. Lasciar decantare le emozioni, l’entusiasmo, il desiderio di tornare presto. E’ troppo facile tornarsene a casa dal Cilento, pieni di bei ricordi, solidali con quanti continuano l’opera di Angelo Vassallo, ammirati per una natura e un paesaggio unici. Felici per aver conosciuto nuovi amici, e per aver abbracciato persone che erano amici solo virtuali (scoprendo che sono proprio le belle persone che c’immaginavamo).

Scrivere un post sull’onda dell’entusiasmo può essere bello, certo, ma un po’ di distanza emotiva aiuta: c’è modo di ripensare con calma, di assaporare i ricordi – con l’aiuto di un tot di foto – e pure di essere grati, pensando a luoghi e persone che erano solo un racconto e ora si sono colorati di emozioni. Di sfumature, di bellezza. Rendendoci diversi da com’eravamo prima di partire.

I campi estivi sono una bella esperienza, che consiglio spesso agli amici. Per me, sono una piacevole abitudine da una quindicina d’anni. Non disdegno le vacanze tradizionali, certo: i comfort di un albergo o di un bed-and-breakfast, e nemmeno le vacanze all’aria aperta in campeggio. Epperò, la magia di condividere una bella esperienza con un gruppo di persone sconosciute fino al giorno prima, di affacciarsi sulla soglia della loro intimità, di scoprire echi risonanze affinità, beh, secondo me è un dono grande, di cui mi sento davvero grato, anzitutto ai miei compagni di viaggio e di avventura.
Forse, i campi estivi di volontariato, più che una semplice vacanza, sono un vero “viaggio di scoperta”: s’impara a conoscere almeno un po’ un territorio e chi lo abita, e a farlo in uno spirito di condivisione e di semplicità, ma pure di allegria e di entusiasmo. E’ un modo per sperimentare cosa sia davvero la convivialità, per declinare la nostra capacità di accoglienza, di apertura all’altro, che in fondo è uno dei tratti distintivi di tutte le civiltà del Mediterraneo.

Certo, pure i luoghi hanno una parte importante: provate a farvi una gita per mare bordeggiando sotto costa per buona parte del Cilento, a godervi le infinite sfumature di colore del mare e della macchia – sporcate qua e là dalle ferite inferte dall’ingordigia umana – o a scoprire le tante grotte di Palinuro: difficile pensare che Milano sia un posto migliore per viverci. Più comodo, forse, più ricco di opportunità. Ma quanto più artificiale, più brutto, più povero di sfumature… Oppure, provate a passeggiare tra i templi di Paestum (*), immaginando per un attimo la vita che vi si svolgeva, senza sentirvi una formichina, sperduta tra asfalto cemento e altri ritagli di (decadente) modernità…

Più di tutto, però, rimangono nella memoria le persone: il volto di Angelo Vassallo, che campeggia in tanti luoghi, a Pollica e ad Acciaroli, in un tributo postumo tanto enfatico quanto (forse) tardivo, per una persona che si è spesa fino in fondo per i luoghi che amava, a partire dal “suo” mare. Il volto di tante persone – come Armando, o Fausto – che profondono tempo ed energie per mantenere bella Pollica, e che forse saranno contente per il piccolo contributo e la vicinanza affettuosa dei volontari di Legambiente e Libera.
I volti di quanti continuano a tornarci – ogni anno, ogni estate – semplicemente perché un pezzetto del loro cuore è rimasto lì.
Vorrei spendere una parola in più per una persona in particolare, tanto schiva e aliena dalle pubbliche relazioni, quanto votata con tutta sé stessa al suo paese: si chiama Carla Ripoli, è Vicesindaco e Assessore all’Ambiente di Pollica ed è una persona in costante attività, che conosce il territorio perché lo percorre instancabilmente e – penso di poter dire – lo amministra (bene) perché lo ama. Persone come Carla rappresentano ai miei occhi la vera anima del nostro Sud: operosa, silenziosa, ospitale, semplice, tenace. Autentica.

P.S. Questo post ha un titolo che mi è balenato alla mente molti giorni prima di scriverlo. Dice almeno un po’ l’indicibile: le emozioni, la gratitudine e la nostalgia che provo, tornato nella Grande Milano, per tutta la bellezza che mi ha riempito il cuore. La stessa, mi pare, che era racchiusa in un bel film di Mimmo Calopresti, “Preferisco il rumore del mare”.

(*) Nota: Su Paestum, mi piace segnalare il bellissimo progetto di azionariato popolare “Paestumanità“, promosso dal locale, attivissimo, circolo di Legambiente.

Torno al Sud

Domani parto per le vacanze. Torno al Sud, a cinque anni dall’ultima volta. Fu in Salento, nel 2007, in luoghi bellissimi per i colori, gli odori, il calore della gente. Ne ho un ricordo vivido, ci tornerei subito. Per girare, esplorare i luoghi. E per conoscere, incontrare le persone. Sedermi a tavola con loro.

Ho un ricordo particolare di un posto unico, Porto Selvaggio. Un tratto di costa che è stato conservato a macchia mediterranea, carico di sensazioni, amplificate dal sole estivo. Un luogo che deve la sua tutela a Renata Fonte, assassinata per essersi opposta a tutti i progetti di speculazione edilizia, contrabbandata come “valorizzazione”. Di persone come Renata, bisogna custodire gelosamente la memoria, pensando alla solitudine e alla tenacia con le quali hanno lottato, per difendere la propria terra.

Domani parto per Acciaroli, in Cilento, col desiderio di conoscere i luoghi nei quali ha operato Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, assassinato da ignoti sicari nel settembre 2010. Un’altra persona che amava testardamente la sua terra. Che ha messo le migliori energie, tutta la sua intelligenza, per favorirne il progresso, tutelandone il territorio e salvaguardando i suoi tesori, a partire dal mare. Proprio oggi, mi è capitato di leggere una notizia, un giovane politico cilentano emarginato nel proprio partito per aver denunciato le collusioni tra leader politici locali e costruttori edilizi. Persone come Angelo Vassallo hanno fatto l’esatto contrario, promuovendo l’ospitalità diffusa e opponendosi agli scempi edilizi. Oggi, altre persone portano avanti la sua battaglia, e avremo modo di conoscerli, con gli amici di Legambiente e di Libera che parteciperanno ai campi estivi di Acciaroli.

Io vivo nella Grande Milano, un territorio servitissimo, pieno di opportunità, di lavoro. Di aziende artigiane e di grandi imprese. Di traffici e di commerci, tanto che si è candidato a ospitare l’Expo 2015. E’ anche un territorio cementificato, nel quale i suoli agricoli cedono il passo ai capannoni industriali. E’ una delle maggiori piazze commerciali italiane – il mercato del pesce ha un primato nazionale – che però distrugge paesaggio e agricoltura. E non ha il mare. Né il calore, il cuore, la bellezza di tanti luoghi del nostro Sud. Con tutte le sue contraddizioni, e i suoi scempi, sia chiaro.

Torno al Sud, dicevo. E torno col pensiero a un’estate di undici anni fa. M’imbattei in un libriccino, intitolato “Ozio lentezza e nostalgia. Decalogo mediterraneo per una vita più conviviale”: ho amato quel libro, l’ho prestato e regalato moltissime volte. Stupito e divertito, al pensiero che l’autore – Christoph Baker – fosse uno Svizzero di Ginevra. Stabilitosi in Italia nel 1984, e innamorato del nostro paese.
Vorrei riportare qualche riga dalla quarta di copertina, pensando al fatto che il Salento, il Cilento e i Pensieri Lenti hanno qualche parentela etimologica. Di cuore, di emozioni. E che per me, tornare al Sud significa pure tornare a un’idea di vita più conviviale. E forse, più congeniale alla nostra umanità.

Il lavoro è diventato una condanna, dentro un sistema che fa del profitto e del consumo gli unici scopi della vita.
La velocità e l’arrivare primi sono diventati un mito distruttivo. Le persone non hanno più tempo per le emozioni, i sentimenti, le relazioni, il pensiero, la memoria, la festa, la vita!
Non è assurdo tutto questo? Non ci si dovrà liberare, ritornando a quei ritmi che la natura suggerisce ed esige?

Buona estate, e soprattutto buona vita!