Ci impegniamo – don Primo Mazzolari

Ci impegniamo noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.

Ci impegniamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.

Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perche altri non s’impegna.

Ci impegniamo
perche non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.

Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.

Si vive una sola volta
e non vogliamo essere “giocati”.
in nome di nessun piccolo interesse.

Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.

Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.

Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiche dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.

Ci impegniamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)

Famiglie in cammino (da http://www.carlolazzeroni-blog.it)

Io non so – Rabindranath Tagore

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.

Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.

Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro…
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.

Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.

Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.

(Rabindranath Tagore)

(foto di Maria Laura Caselli)

Alba sul mare (foto di Maria Laura Caselli)

Il sistema e l’ignoranza – Roberto Mancini

Citazione

Il sistema vigente si regge su una grande ignoranza antropologica, che porta ogni giorno a misconoscere e a disprezzare l’umanità, e su una grande ignoranza tecnica, per cui molti tra gli economisti sanno solo razionalizzare i meccanismi esistenti e sono semplicemente incapaci di concepire nuovi metodi e soluzioni.
Qui l’ignoranza e l’accecamento ideologico sono così pesanti che in effetti essi non sanno neppure comprendere bene le dinamiche del capitalismo e non riescono di conseguenza a prevederne le evoluzioni. Tanto meno sono in grado di indicare le risposte adeguate da dare alla crisi.
Come si supererà questa duplice ignoranza, se non sviluppando un sapere democratico, socializzato, che sappia illuminare le possibilità di armonia tra gli esseri umani e con la natura?

[Roberto Mancini, “Dal capitalismo alla giustizia”, altreconomia edizioni, 2012]

Io non ho bisogno di denaro – Alda Merini

Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

Flower Dome - Singapore (foto di Emanuela Zocchi)

Sarà estate – Emily Dickinson

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con parasoli –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –

Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero un radioso Bouquet –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il peso purpureo –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – arrosserà nello Stagno –
L’Aster – sulla Collina
Sistemerà – il suo aspetto perenne –
E le Genziane del Patto – le frange –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

Tramonto sul mare

Le parole – Josè Saramago

Mi arriva in dono da Mara questa poesia di Josè Saramago: la ringrazio di cuore e condivido con piacere la poesia con chi passerà di qui.

Le parole hanno cessato di comunicare.
Ogni parola è detta perché non se ne oda un’altra.
La parola, anche quando non afferma, si afferma.
La parola non risponde né domanda: accumula.
La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno.
La parola è polvere negli occhi e occhi bucati.
La parola non mostra. La parola dissimula.
Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto.
Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza.
Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto.
C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode.
Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza.
Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile,
l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.
Cadono su di esso le parole.
Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive.
Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane.

(Josè Saramago – Di questo mondo e degli altri )

Pane appena sfornato

Torni a morderci la vita

“Tutte le primavere fanno fatica. Tutte. Anche quella che non vedi. E tutti i cambiamenti, tutte le resurrezioni fanno tanta fatica. E allora noi siamo qui, stanotte, perché vogliamo forzare la primavera a venire… E ogni volta che facciamo crescere qualcosa in cultura, in poesia, in musica, in sensibilità, in amore, in giustizia, in chiarezza, in sincerità… Ogni volta che facciamo salire qualcosa del genere, che vale la pena, la primavera prende più forza…
Vedete, Gesù è diventato Gesù quando la vita ha cominciato a mordere. Così, torni a morderci la vita anche a noi, perché ognuno di noi torni quello che è davvero”.

Luigi Verdi, Omelia della Veglia di Pasqua 2013

Pieve di Romena (AR)

Un appunto – Wisława Szymborska

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

(da “Attimo”)

I piccoli – Luigi Verdi

Tu, accogli la luce della candela
che i piccoli accendono all’alba e alla sera,
che all’aurora gridano
chiedendo in prestito le tue ali
e trovare riposo.

Tu, accogli la lotta dei piccoli,
la loro ricerca di pace
mille volte sognata e attesa non senza tremore.
Gli anni duri di pazienza e fedeltà
per poter fare della vita una luce.

Tu, ti riveli ai piccoli che fanno
di ogni ombra una freccia di luce,
che si aprono come fiore del mattino.

Io temo uomini e fedi
dei saggi e degli intelligenti,
che non provano neanche un istante
a stare nel presente,
a respirare nel giardino di Dio.

Tre pensieri dell’Abbé Pierre

Oggi mi piace riportare qui tre pensieri dell’Abbé Pierre, per i quali sono debitore in toto al sito web della Fraternità di Romena, dove ques’uomo di Dio era di casa.
L’ultimo mi tocca sempre in profondità, quando mi torna alla mente: ci colgo una saggezza e un senso di umanità davvero speciali.

Bisogna amare le porte
perché sono il posto dove nessuno si ferma.
Il posto da dove si passa
da dove si parte
dove avvengono tutti gli incontri.
Bisogna odiare le porte chiuse
chiuse agli incontri
e chiuse a chi parte.


“Preoccupatevi sempre di lasciare un vetro rotto nella vostra fraternità. Le comunità piccole sono una grande risorsa per la chiesa. Ma è necessario che sappiano rimanere aperte al disagio, aperte all’altro: se si lasciano vedere le proprie ferite, i propri vetri rotti, è più facile che una persona che cerca aiuto senta di potersi fermare.”
(augurio alla Fraternità di Romena).


“La vita è un minuzzolo di tempo concesso alla nostra libertà per imparare ad amare”