Buon Natale!

Trascrivo anche qui, sul mio blog, gli auguri che ho inviato a tanti amici, vecchi e nuovi.

Vi auguro tempo per le persone che amate, sorrisi larghi e aperti da donare agli sconosciuti, abbracci da orsi per stringere gli amici più cari, tenerezze inattese per chi sta perdendo la speranza.

Vi auguro che il Natale non sia uno stanco rito o una festa del cibo e dei sensi. Che il nuovo anno ci veda pronti a rischiare in prima persona per una buona causa, solidali al fianco di chi è colpito nella propria dignità, capaci di confortare chi non sa più come andare avanti.

Alla fine, io credo, da questi tempi segnati dall’ansia, dalla precarietà, dalla paura usciremo solo assieme. Pensando e agendo col “noi”. Riscoprendo valori antichi, come l’autenticità e la solidarietà. E declinandoli in forme nuove. Lasciando gli adoratori del Dio Mercato al loro triste destino contabile e riprendendo contatto con la terra, con la bellezza, con la gratuità. Col gusto delle cose lente, fatte bene, condivise. Che sanno di buono.

Ecco, per me Natale vorrebbe essere anche questo: trovare il tempo. Lasciare andare i tanti, troppi stimoli che reclamano brandelli della nostra attenzione. E ricercare profondità negli sguardi, leggerezza nel bagaglio di (pre)occupazioni, tenerezza nelle azioni e nei gesti. Provare, per quanto possibile, a essere una piccola oasi nel deserto della vita, per tutte le persone assetate di amore che incontreremo.

Tra i molti auguri che ho ricevuto, poi, ce n’è uno che mi è piaciuto in modo particolare, e ne sono davvero grato ai miei amici Simona e Andrea: mi fa piacere trascriverlo qui e condividerlo con tutte le persone che sosteranno su queste pagine per qualche tempo, perché dice tutta la tenerezza e la poesia che mi stanno (ci stanno) a cuore.

Dio si nasconde nel piccolo pugno serrato dei neonati,
nell’acqua che si beve e nei sorrisi scambiati da due passanti.

(Christian Bobin)

Icona Natale

Sortirne assieme

Sempre più spesso, faccio caso ai messaggi negativi che attraversano le nostre giornate. Parole come incertezza, precarietà, ansia, paura diventano la cifra di questa lunga stagione di crisi: radio, TV, giornali, social media ne sono pieni, in un quadro a tinte fosche.

Sono tempi grami, con la sensazione di essere derubati di fette di futuro, di dover pagare un prezzo salato per colpe commesse da altri. Si fa di necessità virtù, si parla di sobrietà, ma a volte – troppo spesso – si litiga con i conti da pagare. Si pensa di emigrare, in cerca di fortuna.

Io non ho ricette, al massimo qualche bussola. Ma mi convinco sempre più che un modo per uscire dal tunnel sia provare a stare assieme. A rimanere più vicini, uniti, solidali.
Mi sembra che la bellezza ci sia necessaria, ancora più di prima: la bellezza vera, non il lusso, l’ostentazione, l’eccesso. L’equilibrio, piuttosto, l’armonia delle forme e dei colori. E pure la gratuità, la condivisione, lo scambio. La capacità di liberarsi dalla schiavitù del denaro, dalla necessità di attribuire un prezzo a tutto. Come se il valore di tantissimi gesti non stesse nell’amore con cui sono compiuti.
Più di tutto, mi sembra che la tenerezza ci possa aiutare a rimanere saldi nella nostra umanità: la capacità di sorridere per primi, di ascoltare con attenzione e rispetto, di abbracciare a lungo chi soffre, senza cercare parole consolatrici a buon mercato. E poi, forse, provare a riscoprire la lentezza, il gusto delle cose fatte bene, prendendosi tutto il tempo che serve. Lasciando andare i tanti, troppi stimoli che reclamano briciole della nostra attenzione. E tentando piuttosto di trovare una nuova consapevolezza, lieve e radicata nel presente.

Ecco, davvero non so se tutto questo possa bastare, forse no. Forse c’è bisogno di molto altro, di cambiamenti più profondi, e collettivi. Dovremo mettere a frutto conoscenze e creatività, riscoprire saggezze antiche e declinarle in modi nuovi. Eppure, se c’è modo di cambiare, di evolvere, lo troveremo assieme. Pensando col “noi”.

Se vuoi arrivare prima, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme. (proverbio africano)

camminare