Ciao, babbo

Tantissime persone si stanno facendo presenti con affetto a mia mamma, a Sonia e a me. Grazie a tutti, dal profondo del cuore.

Il mio babbo avrebbe detto qualcosa come “Non fate troppo casino, mi raccomando”: non ha mai amato i toni urlati o i modi di vivere sopra le righe, ma ha fatto del bene a tante persone. Generosamente, silenziosamente e senza sperare in un contraccambio, come tutte le persone buone e altruiste. Corrette, avrebbe detto lui.

Mi piace ricordarlo in una foto di pochi anni fa, scattata al mare, in un piccolo albergo che apprezzava tanto per la gestione familiare. Lui e mia mamma, lo scorso aprile, avevano festeggiato 51 anni di matrimonio. Ora è bello pensare che il suo spirito si è liberato da un corpo divenuto prigione ed è in un’altra dimensione, “che solo Amore e Luce ha per confine”.

Annunci

I piccoli – Luigi Verdi

Tu, accogli la luce della candela
che i piccoli accendono all’alba e alla sera,
che all’aurora gridano
chiedendo in prestito le tue ali
e trovare riposo.

Tu, accogli la lotta dei piccoli,
la loro ricerca di pace
mille volte sognata e attesa non senza tremore.
Gli anni duri di pazienza e fedeltà
per poter fare della vita una luce.

Tu, ti riveli ai piccoli che fanno
di ogni ombra una freccia di luce,
che si aprono come fiore del mattino.

Io temo uomini e fedi
dei saggi e degli intelligenti,
che non provano neanche un istante
a stare nel presente,
a respirare nel giardino di Dio.

Stato sociale o inutile anticaglia?

Leggo sui siti internet i dettagli della legge di stabilità, approvata del Consiglio dei ministri di ieri sera: tra tante decisioni condivisibili, due mi colpiscono e mi amareggiano.

La prima riguarda la diminuzione delle due aliquote più basse dell’IRPEF, compensata però dall’aumento dell’IVA da luglio 2013 per i due scaglioni principali. Può darsi che la somma algebrica sia zero, ma i risultati – soprattutto per i ceti sociali più poveri – saranno molto diversi: tutti i titolari di pensione sociale e di pensione al minimo, oppure i disoccupati, devono comunque vivere. Comprare beni di prima necessità. Pagare le bollette di energia elettrica e gas, o almeno provarci. Non è affatto detto che siano titolari di redditi soggetti a tassazione IRPEF, ma di sicuro pagheranno prezzi più salati, per l’aumento dell’IVA. E questo va contro la progressività della tassazione, che è un principio costituzionale (art. 53).

C’è poi un secondo provvedimento, tanto limitato quanto odioso: i permessi retribuiti previsti dalla legge 104/92 – i famosi tre giorni al mese – verranno pagati al 50% per chi assiste i genitori (bontà loro, la riduzione non si applica per l’assistenza ai figli o al coniuge). La questione mi tocca da vicino, ma soprattutto mi pare frutto di cinismo e insipienza: molto spesso, ai controlli in ospedale, vedo persone in sedia a rotelle, col bastone, deboli e smagrite, accompagnate da un figlio che le sorregge. Che si prende cura di loro, prima di affidarle a medici e infermieri, per i controlli e le terapie. E che, per farlo, deve per forza assentarsi dal proprio lavoro.

Parto da questi due esempi e mi domando: questo Governo di tecnici ha intenzione di mantenere lo Stato sociale – pur con qualche indispensabile correttivo, dovuto alla crisi economica e alla carenza di risorse – oppure lo considera un’inutile anticaglia? Spesso e volentieri, leggendo alcune dichiarazioni del ministro Fornero, mi sono convinto che il liberismo sia l’unico credo di molti “tecnici”, e che lo Stato sociale (il welfare) sia per loro un residuo del passato, un’eredità ingombrante da liquidare a prezzi di saldo, condendola con abbondanti dosi di paternalismo.

Certo, sappiamo che “i poveri saranno sempre con noi”, ma nell’Italia del 2012 la povertà cresce, le mense gestite dalla Caritas, da religiosi e da tanti benemeriti volontari, hanno code sempre più lunghe. I servizi sociali dei Comuni, duramente provati dalla “spending review”, sono assediati da richieste di contributi per l’affitto, o per famiglie numerose e disagiate. Lo stesso accade alle parrocchie e ai loro gruppi caritativi.

Ecco, quando si leggono questi provvedimenti – sicuramente discussi a lungo e ben ponderati, in una riunione che è terminata a notte fonda – ci si domanda se questa sia davvero una legge giusta, o se non sia piuttosto l’ennesimo frutto avvelenato della cultura dominante, che venera unicamente il Dio Mercato e considera i poveri come degli sfortunati, che devono un po’ arrangiarsi e un po’ accontentarsi. E ringraziare, se ci si degna (ancora) di considerarli persone umane, titolari di diritti.

Ricostruire

Ieri ho partecipato all’assemblea provinciale di Libera Milano, alla Camera del Lavoro. Non c’era moltissima gente – l’orario d’inizio ha forse penalizzato chi era ancora al lavoro – ma di sicuro erano presenti tante persone in gamba, e tante buone energie.

Man mano che venivano ricordate tutte le iniziative compiute nell’ultimo anno, si poteva toccare con mano il crescente coinvolgimento dei cittadini – e dei giovani in modo particolare – attorno a temi come la memoria delle vittime di mafia, lo studio e la ricerca sulla presenza della criminalità organizzata in Italia e nel mondo, la valorizzazione dei beni confiscati, la cittadinanza attiva.

Al termine dell’incontro, c’è stato un bell’intervento di chiusura di Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, che ha parlato con passione della corruzione, delle differenze con Tangentopoli di vent’anni fa (io c’ero, e mi ricordo tutto, ahimè!) e della grande credibilità che Libera ha assunto, dopo tanti anni di lavoro serio, di testimonianze, di battaglie civili, di impegno per il cambiamento (a questo riguardo, segnalo l’ultimo studio, il Dossier Corruzione, presentato lunedì scorso a Roma).
Dalla Chiesa ha insistito sul fatto che ormai occorre ricostruire questo Paese, perché ci sono troppe macerie in giro per pensare ancora di poter riparare, e sulla mancanza di proposte e di progetti di lungo periodo, che rappresentino davvero un’inversione di tendenza, una volontà profonda di cambiamento.

Il discorso mi ha colpito, sia perché trasmetteva la bellezza del lavoro condiviso tra tutte le persone che hanno fatto e stanno facendo assieme Libera – da diciott’anni a questa parte – sia perché comunicava l’urgenza e la passione dell’impegno, testimoniato anche da tutte le domande di partecipazione ai corsi e alle scuole universitarie sulla criminalità, e dalle moltissime richieste di formazione supporto e collaborazione che arrivano continuamente a Libera, dalle scuole, dalle carceri, dagli ordini professionali, dagli enti locali.

Per dire un esempio quotidiano di quanto siamo caduti in basso in questo Paese (don Ciotti ha parlato di “coma etico”) mi sembra esemplare il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi, “Piazza pulita“, che mi ha fatto subito pensare alle conferenze di Gherardo Colombo sulle regole e la legalità nel quotidiano: vicende come questa si commentano da sole, e sono più eloquenti di una conferenza.

Speriamo che in tante città e comuni italiani, cittadini associazioni e amministratori cerchino un’alleanza e intessano reti per ripartire dalle regole minime di convivenza, dai posti per disabili, dalle piste ciclabili lasciate libere alle bici, dalle attività commerciali “addio pizzo”. Da quella che un tempo si chiamava “educazione civica”, ma ora si chiama – più correttamente – legalità democratica. Occorrerà ripartire dalle fondamenta, ma per fortuna siamo in tanti a credere nel cambiamento e nella possibilità di ricostruire, con tenerezza e disciplina.