Sii tu stesso

In questi giorni di scandali, di titoloni, di (ennesime) pubbliche crociate contro corruzione e malaffare, mi stupisce lo spreco di buone energie. Consumate per informarsi, commentare, indignarsi, godersi la pubblica gogna. Quali che siano i reprobi.

Mi stupisce perché, allo stesso tempo, ho continue conferme di quante persone in gamba facciano in silenzio la propria parte. Al meglio, con tutta la passione e l’intensità di cui sono capaci. Il più delle volte, senza smanie di protagonismo. Talvolta, purtroppo, rimettendoci in prima persona, perché i tempi sono davvero grami, e non sempre capacità passione e intensità bastano a garantire un futuro sereno.

Ecco, pensando a tutti quelli che si stracciano le vesti e poi, nella vita di ogni giorno, diventano complici del malaffare, delle furbizie, dell’illegalità, “perché bisogna pur campare”, mi torna alla mente un pensiero di Gandhi, che tengo sempre con me, a mo’ di promemoria: “Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo“.

Basterebbe questa scelta, occorrerebbe solo spendere bene le nostre energie per riuscire a cambiare – con un po’ di attenzione e di gradualità – tante cose. A partire dal poco, dalla nostra vita. Come propongono i gruppi dei Bilanci di giustizia, per fare un solo esempio. O come racconta “L’economia del noi“, per aggiungerne un altro.

“Sii tu stesso”: mica un lavoro da poco. Un po’ come dire: smetti di delegare. Non rifugiarti nel “così fan tutti”. Non cercare facili scorciatoie, o mugugni a buon mercato.
“Sii tu stesso il cambiamento”: non rimandare a domani. Non caricare di altra zavorra i tuoi figli, le generazioni che ci seguiranno. Inizia per primo a tracciare strade nuove.

E’ faticoso, non ci son storie. Significa nuotare controcorrente, spesso. Uscire dal conformismo, dalle mode (che magari fanno comodo a qualche iGenio-del-marketing). Significa riscoprire saggezze antiche, come il gusto della sobrietà e del saper riparare, caro ai nostri nonni, rispetto all’usa-e-getta che ci è familiare.

Soprattutto, mi sembra di aver capito, significa essere autentici. Rifuggire dal desiderio di piacere e di compiacere. Non adeguarsi, magari in nome del quieto vivere.
E’ un modo di essere che è parente stretto della consapevolezza, del discernimento. Della ricerca dell’essenziale. Che non è radicalismo, intransigenza, assoluta-fedeltà-ai-principi, durezza-e-purezza. Piuttosto, è condivisione, scambio, tensione verso il futuro. E assieme, comprensione verso chi arranca, perché ha il fiato un po’ più corto.

Il cambiamento, il nuovo che può nascere, ha tantissimi padri e madri: io credo che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da qualche parte nell’Universo, vedano tutte le ragazze e i ragazzi di Libera e siano i loro ultrà, i più sfegatati tifosi di un cambiamento che cammina ogni giorno, sulle loro gambe, verso il futuro.

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