Da leggere, per riflettere.

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Oh, non va mica bene così, diamoci una regolata, perché questo è un periodo difficile e complicato e non è che si può dire la prima stronzata che ti passa per la testa, non è che si può twittare tanto per fare e blaterare di libertà di opinione e poi non averci lavorato almeno un po’, su quella opinione.

Non è che la Libertà e la Democrazia ti permettono di sputare sentenze, ci vuole un minimo di ragionamento, di scrupolo e di dubbio.

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Sii tu stesso

In questi giorni di scandali, di titoloni, di (ennesime) pubbliche crociate contro corruzione e malaffare, mi stupisce lo spreco di buone energie. Consumate per informarsi, commentare, indignarsi, godersi la pubblica gogna. Quali che siano i reprobi.

Mi stupisce perché, allo stesso tempo, ho continue conferme di quante persone in gamba facciano in silenzio la propria parte. Al meglio, con tutta la passione e l’intensità di cui sono capaci. Il più delle volte, senza smanie di protagonismo. Talvolta, purtroppo, rimettendoci in prima persona, perché i tempi sono davvero grami, e non sempre capacità passione e intensità bastano a garantire un futuro sereno.

Ecco, pensando a tutti quelli che si stracciano le vesti e poi, nella vita di ogni giorno, diventano complici del malaffare, delle furbizie, dell’illegalità, “perché bisogna pur campare”, mi torna alla mente un pensiero di Gandhi, che tengo sempre con me, a mo’ di promemoria: “Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo“.

Basterebbe questa scelta, occorrerebbe solo spendere bene le nostre energie per riuscire a cambiare – con un po’ di attenzione e di gradualità – tante cose. A partire dal poco, dalla nostra vita. Come propongono i gruppi dei Bilanci di giustizia, per fare un solo esempio. O come racconta “L’economia del noi“, per aggiungerne un altro.

“Sii tu stesso”: mica un lavoro da poco. Un po’ come dire: smetti di delegare. Non rifugiarti nel “così fan tutti”. Non cercare facili scorciatoie, o mugugni a buon mercato.
“Sii tu stesso il cambiamento”: non rimandare a domani. Non caricare di altra zavorra i tuoi figli, le generazioni che ci seguiranno. Inizia per primo a tracciare strade nuove.

E’ faticoso, non ci son storie. Significa nuotare controcorrente, spesso. Uscire dal conformismo, dalle mode (che magari fanno comodo a qualche iGenio-del-marketing). Significa riscoprire saggezze antiche, come il gusto della sobrietà e del saper riparare, caro ai nostri nonni, rispetto all’usa-e-getta che ci è familiare.

Soprattutto, mi sembra di aver capito, significa essere autentici. Rifuggire dal desiderio di piacere e di compiacere. Non adeguarsi, magari in nome del quieto vivere.
E’ un modo di essere che è parente stretto della consapevolezza, del discernimento. Della ricerca dell’essenziale. Che non è radicalismo, intransigenza, assoluta-fedeltà-ai-principi, durezza-e-purezza. Piuttosto, è condivisione, scambio, tensione verso il futuro. E assieme, comprensione verso chi arranca, perché ha il fiato un po’ più corto.

Il cambiamento, il nuovo che può nascere, ha tantissimi padri e madri: io credo che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da qualche parte nell’Universo, vedano tutte le ragazze e i ragazzi di Libera e siano i loro ultrà, i più sfegatati tifosi di un cambiamento che cammina ogni giorno, sulle loro gambe, verso il futuro.

Tre pensieri dell’Abbé Pierre

Oggi mi piace riportare qui tre pensieri dell’Abbé Pierre, per i quali sono debitore in toto al sito web della Fraternità di Romena, dove ques’uomo di Dio era di casa.
L’ultimo mi tocca sempre in profondità, quando mi torna alla mente: ci colgo una saggezza e un senso di umanità davvero speciali.

Bisogna amare le porte
perché sono il posto dove nessuno si ferma.
Il posto da dove si passa
da dove si parte
dove avvengono tutti gli incontri.
Bisogna odiare le porte chiuse
chiuse agli incontri
e chiuse a chi parte.


“Preoccupatevi sempre di lasciare un vetro rotto nella vostra fraternità. Le comunità piccole sono una grande risorsa per la chiesa. Ma è necessario che sappiano rimanere aperte al disagio, aperte all’altro: se si lasciano vedere le proprie ferite, i propri vetri rotti, è più facile che una persona che cerca aiuto senta di potersi fermare.”
(augurio alla Fraternità di Romena).


“La vita è un minuzzolo di tempo concesso alla nostra libertà per imparare ad amare”

Segnalibri settembrini

Citazione

“Fare le cose utili, dire le cose coraggiose, contemplare le cose belle: ecco quanto basta per la vita di un uomo.” (T.S. Eliot)

Mi tornava in mente poco fa, questo programma per una vita intera. E, d’istinto, mi veniva da aggiungere una postilla: “fare buon uso del tempo che ci è concesso”. Per non trovarci ad avere rimpianti, quando sarà troppo tardi, e per non rinunciare a lasciare una traccia luminosa, non importa quanto lunga.

Una delle gemme di saggezza che più amo, e che mi piace sempre regalare come augurio, recita: “Come un bambino, di’ quel che pensi, fa’ quel che dici, abbi la pace nel cuore.”

Non serve molto di più, il segreto è semplice: “come un bambino”. Con lo stesso senso di stupore e meraviglia, di fronte al mistero della vita.

Gli occhi sul mare – Angelo Casati (a Carlo Maria Martini)

Riporto anche qui, sul mio blog, questa poesia di don Angelo Casati, dedicata a Carlo Maria Martini. E’ il mio modo di dire grazie a entrambi, per la loro parola, eco di una Parola più grande, come recita il versetto che padre Martini voleva fosse riportato sulla sua tomba: “Lampada ai miei passi la tua parola, luce sul mio cammino” (Salmo 118).

Carlo Maria Martini è stato anche il mio Vescovo: di lui ho moltissimi ricordi grati: per il suo sguardo attento a tutti gli uomini e le donne del suo tempo, per la sua parola accogliente e profonda e per quanto ha saputo trasmettere a tutti – partendo dai giovani – la bellezza e la ricchezza della Parola di Dio.

Omelie, poesie e riflessioni di don Angelo Casati – sacerdote milanese – sono costantemente raccolte sul sito web “Sulla soglia” e fatte circolare tramite l’omonima mailing list, che personalmente considero fonte di costante arricchimento, grazie allo sguardo profondo e tenero di don Angelo, che non smette di regalarci i suoi doni.

GLI OCCHI SUL MARE

al mio vescovo
Carlo Maria Martini

E ora che il tempo
si è fatto breve
e il cuore si consuma
a trattenere la tua immagine
che sembra svanire lontano,
punto rincorso
all’orizzonte estremo,
ora che gli occhi
sono sul mare
come di chi saluta
pur se la vela è scomparsa,
come le pupille dei discepoli
perdute, sul monte,
in un cielo orfano
del volto,
ora so che anche per l’addio
di un pastore di chiese
può ferire e urgere
agli occhi la commozione
e dilatarsi
fino allo spasimare
delle vene dei polsi.
Sei scritto
come sigillo sul cuore
e sul braccio.
Hai amato queste strade
hai pianto
su questa città.
Ci lasci
-ed è testamento-
la lampada della Parola
e il pane del volto.

don Angelo Casati

(Luglio 2002)