Entra – Luigi Verdi

Entra
e snoda i quattro venti
perché mi sciolgano dal fuoco di passione
che mi ha lasciato preda
delle mie conquiste.

Entra
e forza i miei mutismi,
il mio essere trascinato
quando mi rimetto in fila per abitudine
più che per fiducia.

Entra
con i tuoi occhi
spalancati di bambino
che amano le lampade che dondolano
nel cuore degli uomini.

Entra
quando il dolore non vuole sorpassi
e toglimi l’istinto di dare forma,
che io torni a creare
oltre i dubbi dell’esperienza
oltre i dubbi non risolti.

[Questa preghiera è tratta dal nuovo libro di Luigi Verdi, “Preghiere a Romena“, pubblicato dalla casa editrice della Fraternità].

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Libera a Genova: la memoria, l’impegno, la strada che rinasce

Questo è un post dichiaratamente di parte: seguo e stimo don Luigi Ciotti da tantissimi anni, fin da quando era conosciuto solo per il suo impegno con il Gruppo Abele, e penso che pochi sacerdoti e personaggi pubblici in Italia abbiano il suo carisma, la sua capacità di parlare diritto al cuore, la sua parresia.

Libera, “Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, è nata nel 1995 da un’intuizione di don Ciotti e ha saputo riunire e coordinare il meglio dell’associazionismo italiano, mobilitando grandissime energie – in particolare, tra i giovani – per unire la memoria di tutte le vittime delle mafie e l’impegno quotidiano per la legalità.

Ogni anno, la primavera si apre con la Giornata della Memoria e dell’Impegno, che mette assieme momenti di grande impatto simbolico, come la marcia di migliaia di persone, strette attorno ai familiari delle vittime, e la lettura dei 900 nomi delle vittime di mafia conosciute, con spunti molto concreti di formazione e di confronto, attorno a un tema.

Ieri, a Genova, c’ero anch’io, assieme a tanti amici di Libera Milano: mi sono sentito a casa e ho fatto il pieno di buone energie e di fiducia nel cambiamento possibile, nonostante le zone grigie e le complicità di cui continuano a godere le mafie in Italia. Le agenzie di stampa hanno dato conto del discorso commosso di don Ciotti al Porto Antico, delle sue denunce e dei suoi richiami all’impegno nella quotidianità, perché le parole ormai sono stanche, e non possono bastare.

Vorrei dire qui due parole sul seminario tematico al quale ho partecipato nel pomeriggio, dedicato alle buone pratiche nel riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla mafia, applicando la benemerita legge 109 del 1996. Vi ho appreso che l’Agenzia Nazionale per i beni confiscati conta solo 30 (trenta!) dipendenti in tutta Italia, che meno della metà dei beni immobili trova un effettivo riutilizzo a fini sociali, spesso per la presenza di ipoteche bancarie, e che purtroppo il 90% delle società sottoposte a sequestro finiscono per essere inattive, ferme oppure fallite. Ho ascoltato i racconti e le testimonianze appassionate di persone come Franco La Torre (figlio di Pio e impegnato in Libera e nel network FLARE) o come Francesco Menditto, magistrato in Abruzzo e grande esperto di beni confiscati. Ho apprezzato l’entusiasmo di Claudio Oliva, responsabile di Job Centre a Genova e attivissimo nel progetto di “rinascita creativa” dello storico quartiere della Maddalena.

Più di tutti, però, mi hanno colpito l’entusiasmo e la passione di Daniela De Martini, della cooperativa sociale “Il pane e le rose” di Genova: Daniela, dal 26 gennaio scorso, è la responsabile della bottega “In scià stradda“, sorta in un “basso” della Maddalena, un bene confiscato e restituito a un meritorio scopo sociale.
Ascoltare Daniela, la passione con cui ha sottolineato il grande valore della bottega “nella strada” della Maddalena e dei prodotti – di Libera Terra, del commercio equo e solidale, dell’economia carceraria – che vi si vendono, sentire tutta l’emozione nella sua voce mentre diceva: “Non mi interessa che il terreno agricolo bruciato si trovi a 800 km da qui, perché quella è casa mia” è stato molto coinvolgente e toccante, e può essere difficilmente raccontato a parole (si può raccontare la forza di un groppo in gola o l’intensità di un applauso che vorrebbe essere un abbraccio collettivo?). Ma è stato importante, decisivo, per tornare a casa con un entusiasmo rinnovato e rinforzato.

L’Italia è piena di “zone grigie”, di persone che “tengono famiglia”, di funzionari pubblici che non vedono irregolarità o che accomodano pratiche, di stimati professionisti che forniscono pareri e consulenze a poco stimabili criminali: questo è uno dei motivi – assieme alla presenza delle mafie, all’incertezza del diritto e alla carenza di infrastrutture – che tengono tanti investitori stranieri lontani dal nostro Paese. Mentre le mafie dell’Est Europa vi sbarcano con successo e vi ottengono fatturati sempre crescenti, stringendo alleanze con le mafie italiane, di cui siamo esportatori – assai poco fieri – da decenni.
C’è molto lavoro da fare, a partire dall’emanazione di buone leggi e dalla loro costante applicazione. Eppure, con don Ciotti, credo che il contributo più importante possa venire dall’impegno quotidiano, di tutti i cittadini italiani, nel sentire come “cosa nostra” la memoria di tutte le vittime innocenti di mafia e come “casa nostra” ogni pezzetto di questo Paese, specialmente quelli più disastrati, dimenticati, maltrattati.
Tutti assieme, ce la possiamo fare. Perché, come diceva Peppino Impastato, la mafia è una montagna, sì, ma una montagna di merda.

Prenditi tempo

Prenditi tempo
per amare ed essere amato
perché questo è il privilegio dato da Dio.

Prenditi tempo
per essere amabile
perché questo è il cammino della felicità.

Prenditi tempo
per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.

Prenditi tempo
per dare
perché il giorno è troppo corto
per essere egoista.

(da “Tomate Tiempo”, poesia uruguayana)