Conservare la speranza

Ieri sera guardavo “Annozero”, su RaiDue. Immagini di operai che hanno perso il lavoro, a cinquant’anni, e si vergognano davanti ai propri figli. Di operatori di call center che fanno Servizio Clienti conto terzi per 3 euro l’ora. Di ricercatori precari, che attendono da anni la “stabilizzazione”. E di Vigili del Fuoco – 20.000 in tutta Italia – che lavorano per brevi periodi, a chiamata. Alcuni di loro, da vent’anni. Senza poter sognare di metter su casa per davvero. Perché non hanno certezze, né solidità economica da esibire alla banca.

Guardavo queste immagini, poi quelle dei giovani “Indignados” spagnoli, sentivo tutta l’inadeguatezza dei politici in studio, sempre più auto-referenziali, sempre più lontani dalla realtà (ma esistono lodevoli eccezioni, come Andrea Sarubbi, che posta puntuali resoconti dei lavori della Camera su Twitter e ha un ottimo blog) e pensavo al futuro di questo povero Paese. Oddio, dovrei pensare pure al mio di futuro, dopo un anno e mezzo di disoccupazione per scelta, invece penso a tutti i giovani universitari, ai precari che hanno ingoiato le peggiori umiliazioni e ora sono a spasso. Agli operai cinquantenni della Fincantieri, della Vinyls, di tante aziende grandi e piccole, che erano una certezza per chi ci lavorava. Fino a qualche tempo fa.

E’ difficile vivere in questa Italia del 2011 e guardare con fiducia al futuro. Troppo respiro corto, in giro. Pochissimi leader politici con le idee chiare e la statura morale per sostenerle. Poca speranza, pochissima lungimiranza.

Un sociologo come Ilvo Diamanti ha pubblicato qualche giorno fa un articolo, nelle sue “Mappe” su Repubblica, che dimostra quanto la classe media e il sogno di una maggior uguaglianza sociale stiano sparendo, all’unisono. Mentre gli evasori fiscali e i ceti benestanti possono guardare la crisi dall’alto in basso. E così pure i palazzinari e tutti i proprietari fondiari.

Difficile, in un Paese come questo, pensare di mettere al mondo un figlio, allevarlo, farlo studiare, e garantirgli una prospettiva di vita migliore – o almeno uguale – rispetto a quella dei suoi genitori.

Personalmente, ho paura che la delusione, la rabbia, il desiderio di rivincita trovino sfogo nelle peggiori pulsioni: dal razzismo alla violenza, dal desiderio dell’uomo forte all’egoismo senza più limiti (tanto peggio per i poveracci: se non ce la fanno, è senz’altro colpa loro).

Eppure, conservare la speranza si può e si deve. Nella mia Milano, sempre più persone giovani si avvicinano alla politica, all’associazionismo impegnato (penso a Libera), a esperienze come i Gruppi di Acquisto Solidale e tutte le reti informali. Certo, alcune di loro se lo possono permettere, perché hanno un tetto sopra la testa e i pasti assicurati. Altre, hanno un sacco di tempo libero, e la famiglia che li tiene un minimo al riparo, mentre cercano lavoro. Anche se nel Nord Europa sarebbero fuori casa da dieci anni.
Tutta la campagna elettorale di Giuliano Pisapia ha risvegliato un sacco di buone energie – giovani e donne in prima fila – che sembravano in letargo, messe da parte in attesa di tempi migliori, di una primavera che “intanto tarda ad arrivare”.

E invece no. Perché la speranza non muore facilmente. E’ una piccola fiammella, spesso tremolante ma molto combattiva. Ha i volti di tante persone che non si rassegnano, l’energia di tante donne che non rinunciano a mettere al mondo i propri figli, sfidando le difficoltà imposte da politiche sociali ingiuste. L’entusiasmo dei giovani, che ci sono sempre, quando la causa è buona (ho negli occhi e nella memoria il 20 marzo 2010, la Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, a Milano, le migliaia di giovani arrivati da tutta Italia, con le loro belle facce, e la loro voglia di capire e di impegnarsi).

Ecco, per tutti questi motivi, penso che sia bene conservare la speranza. Avere cura dei nostri sogni più belli. Costruire ogni giorno un pezzetto di futuro, con lo stesso amore con cui si innaffia una piantina, o si cresce un cucciolo. E’ difficile, di questi tempi può essere una vera sfida. Ma ne vale davvero la pena.

“Mi meraviglio sempre che qui ci siano ancora persone capaci di amare, mettere al mondo figli. Un miracolo. Se collabori con la disperazione finisci per cederle”. (David Grossman)

One thought on “Conservare la speranza

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...