Rughe nell’anima

Ho un ricordo nitido, stampato nella memoria: vent’anni fa, un lunedì sera, incontro di preghiera dei giovani. Padre Franco, il mio vecchio parroco, persona semplice e di grande umanità, si lascia andare a una confidenza: “Sapete – dice – io credo che noi non sappiamo cosa c’è davvero dietro la faccia delle persone… Ogni giorno, io incontro qualcuno. Persone che conosco, anche piuttosto bene. Stiamo lì, chiacchieriamo un po’, m’informo sulla loro salute, sulla famiglia, sui figli. Vengono fuori un po’ di pensieri, li condividiamo. Poi ci salutiamo, e ognuno torna alle sue occupazioni. Tempo dopo, scopro magari che quella stessa persona – in quel momento – era angosciata. Per un problema familiare, un cruccio grande. Qualcosa che non ha voluto raccontare, forse per pudore, forse per non buttarmi il peso addosso. E io non son stato capace d’intuirlo, di accorgermene”.

Nella mia esperienza lavorativa, ho scoperto che spesso le persone vogliono risposte, soluzioni, rapidità ed efficienza. Per anni, mi sono affinato – quasi specializzato – nel tentare di soddisfare al meglio queste richieste, mandando via contente le persone che si rivolgevano a me. Salvo poi ad accorgermi che in queste relazioni l’efficienza e la rapidità ammazzavano l’ascolto, l’empatia, la comunicazione profonda. Trovandomi, a distanza di giorni, a scoprire mio malgrado che l’aggressività di un collega nascondeva una separazione in corso. O l’apparente cinismo di un’altra persona andava a braccetto con una mamma diventata cieca. Peggio ancora, la rabbia per un torto subito ne faceva ammalare una terza.

Da quando ho smesso di essere un operaio altamente specializzato in byte e ho iniziato un percorso di counseling, mi sto riconciliando con la lentezza, l’imprecisione, l’ascolto inefficiente, privo di risposte pret-a-porter, orfano di soluzioni rapide e di giudizi semi-infallibili. Pian piano, sto imparando di nuovo, e con fatica, quanto possa essere grande il fardello di amarezze, di dubbi irrisolti, di ferite non ancora rimarginate, che ciascuno di noi porta dentro di sé. Senza darlo troppo a vedere in giro.
Mi accade, a volte, di cogliere una ruga, una smorfia amara che guizza sul volto di un amico, mentre liquida in fretta la risposta al “Come stai?” di rito che gli ho rivolto. E di scoprire, a distanza di tempo, che non sapevo affatto cosa ci fosse dietro la sua faccia.

Ho avuto la possibilità – che considero un privilegio – di poter condividere con altre anime in cammino storie, racconti, pezzetti di vita in quel porto di terra che è la Fraternità di Romena, in Casentino. E ripenso spesso a un pensiero di don Luigi Verdi – Gigi, per tutti – che ho trascritto sul mio taccuino un paio d’anni fa, quando ebbi la fortuna di conoscerlo per la prima volta, qui a Milano: “Ognuno di noi deve diventare un pezzo di pane per qualcuno”. E assieme, ne custodisco un altro, più lieve e per me più caro: “E’ raro incontrare non le persone generose – che pigiano e pigiano – ma quelle delicate e rispettose”.

Forse, in questi tempi di grande rapidità ed efficienza, un talento inizia a scarseggiare: quello dell’accoglienza indifesa, delle premure delicate. Del tempo perso a fare silenzio assieme. Mettendo a nudo le rughe dell’anima. E sciogliendo gli affanni in un abbraccio. Tra compagni di viaggio, capaci di condividere un boccone di pane e un sorso di vino. Qualche buona storia. Lacrime e sorrisi.

3 thoughts on “Rughe nell’anima

  1. Questo è il post che preferisco fin’ora tra quelli che hai pubblicato.
    Davvero profondo e ben scandito, anche la foto è azzeccatissima.
    Compli, Cla!!!

  2. Leggo le tue parole ed un lungo sospiro, naturale, liberatorio, involontario allenta le mie tensioni. Chiudo gli occhi e Sorrido, Felice rotolandomi nella Gioia della Vita. Grazie Claudio.

  3. ….comprendo profondamente quello che scrivi…..la delicatezza, il rispetto, l’attenzione……parole che fanno da sempre parte del mio bagaglio di tentativi per vivere meglio ed essere felice.
    Grazie
    Cristina

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