Gli altri siamo noi

In questi giorni, mi è capitato spesso di ripensare a come la nostra vita può cambiare, a quali fatti, scelte, eventi ci hanno dato una spinta decisiva per un cambiamento di rotta, per percorrere strade nuove, per imboccare con coraggio sentieri inesplorati fino a poco prima.

Ecco, personalmente mi son convinto che le scelte di fondo contano moltissimo, ma più ancora contano gli incontri – che non credo avvengano mai per caso – e soprattutto le relazioni.

So di non dire qualcosa di originale – ciascuno di voi potrà pensare benissimo agli affetti più cari, agli amici veri, alle persone che ci sono sempre, quando serve una spalla o un consiglio disinteressato – ma mi domando quanto spazio ci sia, al giorno d’oggi, per relazioni non frettolose, non mercificate, per due cuori che si aprono a vicenda, prendendosi tempo, con calma e lentezza.

Il nostro è un tempo di informazioni rapidissime: un messaggino sul cellulare, due righe di mail, un tweet, un colpo di telefono per concordare luogo e ora di una cena. E anche quando ci si incontra con un po’ più di tempo a disposizione – magari, proprio a cena – si finisce fatalmente per parlare di un sacco di scemenze, oppure di argomenti neutri, di Silvio e delle sue escort (ahinoi). Della scuola che frequentano i figli, delle malattie dei parenti anziani. Delle vacanze appena fatte o di quelle dietro l’angolo.

Manca forse un tempo protetto, lungo quanto basta, un’intimità, che forse è patrimonio e privilegio più femminile che maschile. Un luogo, a volte, che non sia il tavolo di un bar o quello di un ristorante, e neppure il divano di un salotto. Penso piuttosto a lunghe serate, a passeggiate senza meta – magari lungo la riva di un lago o sull’argine di un fiume – oppure all’ombra di un albero, d’estate.

Un tempo nel quale le parole possano scorrere lente, misurate, nel quale il dialogo diventi profondo, e lasci spazio ai silenzi, alle domande, alle riflessioni.

Tempo, lentezza, ascolto, sguardi che s’incrociano. Quiete, nessuna fretta, neppure di capire. Accoglienza.

Ecco, per quanto mi riguarda, nelle persone che contano davvero per me ho sempre trovato questa disponibilità, questa voglia di raccontarsi e di ascoltare i miei racconti. Questa sintonia profonda, che mi ha sempre permesso di guardarmi dentro, di sentirmi accolto e accompagnato, di andare avanti senza mai sentirmi solo.

Vi auguro di cuore la stessa grandissima fortuna.

“Le azioni degli uomini sono le migliori interpreti dei loro pensieri” (John Locke)

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