Male che fa male…

Ho scelto come titolo una bella canzone del grande Alex Baroni, per una notizia davvero brutta, arrivata d’improvviso a metà pomeriggio. Notiziario delle 17:30, apertura con un’ANSA appena battuta: Yara Gambirasio è morta, il corpo è stato ritrovato a pochi chilometri dal suo paese…

Sensazione di gelo e di sconforto, la ragione che entra in campo e dice: “Lo sapevamo, era passato troppo tempo, non poteva essersi salvata”. E tutto il resto. Incluso un grande sgomento, pensando a una ragazzina che non c’è più, alla sua mamma e al suo papà, che mi erano apparsi composti, dignitosi, quando tutte le TV li assediavano. E che ora, poverini, hanno questo grande dolore, questo CRAC che ti spezza dentro. E attorno, uno stormo di microfoni, faretti, telecamere, domande. Di avvoltoi. Di plastici no, quelli speriamo di no.

Un po’ di silenzio, di rispetto per il dolore. Per favore. Se non è chiedere troppo.

Più tardi, mentre ero ancora molto triste, mi tornava in mente una frase di Enzo Baldoni, quel cuore grande andato a morire in Iraq mentre cercava di dare una mano, un po’ giornalista e un po’ crocerossino. Leggevo i suoi pezzi su “Diario”, ho seguito tutta la sua vicenda. E di lui ricordo una frase: “Da un male, nasce un bene”. Dura crederlo, certe volte. Tanto dura…
Mi tornano in mente condanne durissime: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare.” (Vangelo di Matteo 18,6)

Più tardi, mentre ripensavo a questa bruttissima storia, a tutte le speculazioni che ne nasceranno, al rancore e al livore che stanno già emergendo in diverse persone, mi sono ricordato di un brano. Regalatomi dieci anni fa da un’amica. Che mi commuove sempre, quando lo rileggo. E che forse, proprio per quello, sta su uno scaffale della libreria, bene in vista.

Signore,
non ricordarti soltanto degli uomini
di buona volontà ma anche di quelli cattivi.
Ma non per guardare a tutte le sofferenze
che ci hanno fatto patire,
ricordati piuttosto delle cose buone che quelle
sofferenze hanno fatto nascere in noi:
la fratellanza, la lealtà, l’umiltà,
il coraggio, la generosità,
la grandezza d’animo che ci è cresciuta dentro
per tutto quanto abbiamo sofferto.
E quando quegli uomini verranno
al giudizio finale lascia che i buoni frutti
che da noi sono nati siano il loro perdono.

(preghiera trovata su un pezzo di carta
vicino al corpo di un bambino
nel campo di concentramento di Ravensbruck)

Ciao, Yara. Sono sicuro che il buon Dio ti ha preso in braccio. E che Enzo, Alex e tante persone buone sono lì vicini a te.


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